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Da Stoia agli oceani, dalla letteratura alla pittura, dalla scultura alla musica: il percorso di Simone Mocenni Beck è stato un continuo partire e ritornare a Pola da dove si sporgeva sul mondo * Un malore improvviso lo ha portato via ai suoi cari, ai suoi amici, alla scena culturale di Pola e oltre
Da Stoia agli oceani, dalla letteratura alla pittura, dalla scultura alla musica: il percorso di Simone Mocenni Beck è stato un continuo partire e ritornare a Pola da dove si sporgeva sul mondo * Un malore improvviso lo ha portato via ai suoi cari, ai suoi amici, alla scena culturale di Pola e oltre
Un'estate iniziata e finita male. Un'estate di lutto per la cultura di Pola e, in particolare, per quella Pola capace ancora di produrre creatività letteraria in italiano. All'inizio dell'estate ci aveva lasciati il poeta Ugo Vesselizza; è di stamane la tristissima e del tutto inattesa notizia che ieri, con gli ultimi caldi di questa tremenda estate, è scomparso Simone Mocenni Beck. Un malore improvviso lo ha portato via ai suoi cari, ai suoi amici, alla scena culturale di Pola e oltre.
Pittore, scultore, poeta, narratore, musicista e grande amico proprio di Ugo, con il quale aveva condiviso non soltanto la passione per la letteratura, ma una parte importante della propria storia polesana. Quando si è spento Ugo aveva 59 anni. Simone soltanto 56. Troppo presto per entrambi.
L’improvvisa scomparsa ha fatto sprofondare nel baratro del dolore e della tristezza non soltanto la sua famiglia, ma anche i tanti polesani che in tutti questi anni gli avevano voluto bene. Gli avevano voluto bene anche se Simone era di Milano, dove era nato e cresciuto. Ma suo padre era di Pola: il noto scultore e pittore Gualtiero Walter Mocenni, oggi novantunenne. Sua madre Aliza era invece zagabrese.
SIMONE MOCENNI BECK (Milano, 1970 – Pola, 2026)
Scrittore, poeta, pittore, scultore, musicista e compositore, figlio dello scultore e pittore polesano Gualtiero Mocenni e di Alice Beck. Studia contrabbasso al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, mentre si dedica da autodidatta al pianoforte, alla composizione e alla chitarra classica. Nel 1989, a diciannove anni, una sua composizione per violoncello viene eseguita al Conservatorio di Madrid.
Dopo diverse esperienze professionali, lavora come fotografo sulle navi da crociera, viaggiando per il mondo. Successivamente decide di dedicarsi interamente all'arte, affiancando alla letteratura la pittura, la scultura e la musica. Espone in Italia e all'estero e partecipa a simposi e biennali internazionali. Tra le opere più significative figurano le cinque grandi tele collocate a Dubai nel 2007, il monolite Da poeta a poeta realizzato a Bjelovar nel 2008, Finis terrae per l'Università di Macerata nel 2010 e Le geometrie del nuoto, scultura monumentale collocata davanti alla piscina cittadina di Pola nel 2018. Nel 2011 rappresenta inoltre l'Italia alla seconda Biennale di scultura di Guadalajara, in Messico.
Particolarmente intenso è il sodalizio artistico con il padre Gualtiero, con il quale realizza diverse opere. A Pola firmano insieme nel 2013 il monumento alle vittime dei bombardamenti della città del 1944-45, una grande opera in pietra bianca d'Istria. Tra le loro realizzazioni comuni più recenti figura il monumento dedicato al benefattore e mecenate Pietro Ciscutti, collocato nel cimitero cittadino.
Autore di oltre venti pubblicazioni, lega una parte importante della propria produzione letteraria a Pola, Stoia e al mare. Tra le opere figurano la Trilogia di Pola – Le parole del mare, Ginestre sulla costa e L'orchestra dispersa –, Il poema del cantiere, dedicato all'Uljanik, L'ultimo giorno del passato, le raccolte poetiche Ballate malinconiche, Oneiros, poema mediterraneo e MODRO, nonché La ballata di Assante, il suo ultimo romanzo, presentato alla Biblioteca civica di Pola il 12 dicembre 2025.
Nel 2009 gli viene dedicata la monografia Simone Beck, pittura e scultura. Membro dell'Associazione degli scrittori croati e dell'HDLU Istre, negli ultimi anni si stabilisce definitivamente a Pola, città d'origine della famiglia paterna e luogo centrale della sua formazione umana e artistica.
La sua ultima grande mostra, Tetrade, viene inaugurata il 10 aprile 2026 alla Galleria civica di Pola. Quattro cicli di quattro opere nei quali Simone torna a intrecciare pittura, musica, filosofia e memoria: le quattro stagioni, i quattro oceani, i quattro cavalieri dell'Apocalisse e i tetrarchi. Nel ciclo dedicato agli oceani rende omaggio al mare, che definiva il proprio «fratello maggiore».
Stoia
A differenza di molti altri che abbandonarono Pola, che dopo essere partiti non vollero più tornare nella propria città natale, Gualtiero fece una scelta diversa, più saggia. Portò i suoi figli – il primogenito Riccardo e i gemelli Simone e Alessandro, detto Sasha – ogni estate a Pola. Qui trascorrevano le loro estati, soprattutto a Stoia. E qui quei tre ragazzi milanesi, figli di un polesano, finirono per innamorarsi letteralmente di Pola e di Stoia.
Per Simone quell'amore non sarebbe più passato e avrebbe ispirato alcune delle sue pagine letterarie migliori. C’era la Stoia dell'infanzia e degli amici – prima fra tutti proprio Ugo, e poi Vittorio ed Eros, purtroppo scomparsi prematuramente anche loro – e poi c’era la Stoia dell'età matura, quando era subentrata la consapevolezza che Stoia non era soltanto un luogo dell'infanzia e dell'amicizia, ma anche un luogo simbolico di memoria, di radici, di un’identità aperta, luogo di approdi e di partenze. Un luogo dal quale guardare verso orizzonti aperti a migliaia di possibilità, aperti come erano la fantasia e l'immensa creatività di Simone.
Quella Stoia Simone l'ha raccontata nelle poesie e nei romanzi. L'ha raccontata soprattutto nella Trilogia di Pola, composta da Le parole del mare, Ginestre sulla costa e L'orchestra dispersa. E l'ha raccontata ancora ne L'ultimo giorno del passato, dove da quel piccolo lembo d'Istria che è Stoia lo sguardo prende il largo e arriva fino agli oceani del mondo.
Quella stessa storia dell'infanzia polesana, degli amici, delle estati e di Stoia è stata raccontata anche da suo fratello gemello, il giornalista Alessandro Mocenni, Sasha, che proprio l'anno scorso ha pubblicato e presentato a Pola Il giro di Stoia. Ambientato nell'estate del 1982, il romanzo racconta un gruppo di adolescenti, tra i quali lo stesso Simone e Ugo, che si ritrovano al Bagno Stoia, allora sorta di porto franco in cui si incontravano esuli, rimasti e nuovi polesani. Una Stoia concreta e insieme luogo della memoria, dove una gara di tuffi diventa racconto dell'amicizia, della crescita e di un'identità polesana capace di tenere insieme mondi diversi.
Rileggere oggi quel libro e riconoscervi Simone e Ugo uno accanto all'altro fa un effetto che soltanto pochi mesi fa nessuno avrebbe potuto immaginare.
Pola
L’amore di Simone per Stoia era lo scrigno più prezioso contenuto nello scrigno di un amore più ampio, quello per Pola. Frequentata assiduamente da sempre, negli ultimi anni Pola era divenuta anche il luogo di residenza fissa di Simone, nella casa studio di Veruda dove con suo padre Walter continuava a produrre arte.
Quasi per certificare questa sua voglia di polesanità, questa sua appartenenza, nel 2011 Simone ha dedicato una sua opera in versi al cantiere navale Scoglio Olivi di Pola: Il poema del cantiere, scritto nel 2011. Dunque, non alla Pola da cartolina, ma alla sua grande fabbrica, al ferro, al rumore, agli operai, alle navi e a quel cantiere che per generazioni è stato una delle anime della città. L'idea, aveva raccontato Simone, era nata dopo una visita all'Uljanik fatta grazie all'amico Guido Stocco. Da quell'esperienza nacque quella che lui stesso definì una sorta di storia d'amore: una storia poetica dell'amore per una nave.
Quando Il poema del cantiere venne presentato proprio all'interno dell'Uljanik, in una vecchia officina del cantiere, Simone fece quello che forse meglio lo rappresentava: suonò al pianoforte la propria musica e recitò i propri versi. Pittura, poesia, musica, memoria e Pola stavano ancora una volta tutte nello stesso posto.
L'edizione pubblicata da Cardano di Pavia conteneva inoltre un'illustrazione originale di suo padre Gualtiero. Anche questo sembra oggi quasi un piccolo cerchio che si chiude: il figlio di un polesano che dedica un poema al cantiere di Pola, accompagnato dall'arte di suo padre.
Simone Mocenni Beck era un artista nel significato più completo, e forse più antico, della parola. Pittore, scultore, poeta, narratore, musicista e compositore: separare l'una dall'altra queste anime è quasi impossibile, perché nella sua opera finivano continuamente per incontrarsi. Tutto sembrava nascere dallo stesso bisogno di raccontare.
Il mondo
E se Pola e Stoia erano le radici, i rami erano arrivati molto lontano. Come pittore espose in numerose città italiane ed europee, tra cui Milano, Bologna, Trieste, Parigi e Ankara, mentre sue opere arrivarono anche a Dubai, Guadalajara e Dublino. Nel 2007 cinque sue grandi tele furono collocate negli uffici di Emaar Properties a Dubai. Alla pittura affiancò un'importante attività scultorea: nel 2008 realizzò per la città di Bjelovar Da poeta a poeta, un monolite alto quattro metri e pesante venti tonnellate, e nel 2010 Finis terrae per l'Università di Macerata. Nel 2011 rappresentò inoltre l'Italia alla seconda Biennale di scultura di Guadalajara, in Messico.
Ma anche in questa geografia artistica che attraversava mezzo mondo, Pola continuava a ritornare. Con il padre Gualtiero realizzò nel 2013 il monumento alle vittime dei bombardamenti di Pola del 1944-45; nel 2018 arrivarono Le geometrie del nuoto, la grande scultura collocata davanti alla piscina cittadina. Quest' anno, invece, nel cimitero cittadino di Pola è stato collocato il monumento dedicato al benefattore e mecenate Pietro Ciscutti, sempre opera dei Mocenni.
La musica
E poi c'era la musica. Simone aveva studiato contrabbasso al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, mentre pianoforte e composizione facevano parte di quella sua curiosità artistica che sembrava non conoscere confini. A soli diciannove anni una sua composizione per violoncello venne eseguita al Conservatorio di Madrid. E negli anni lo abbiamo visto più volte sedersi al pianoforte anche a Pola, facendo convivere nello stesso momento musica, poesia e letteratura.
Era successo con Oneiros, poema mediterraneo, protagonista nel 2019 di un reading musicale alla Biblioteca civica e, come già detto, era successo in maniera ancora più simbolica all'interno di Scoglio Olivi, quando Simone aveva presentato Il poema del cantiere: in mezzo alla vecchia fabbrica aveva suonato la propria musica e recitato i propri versi.
Il mare
Se Pola era una delle coordinate fondamentali della geografia di Simone, l'altra era il mare. Anzi, forse erano la stessa cosa. Simone diceva: «Il mare è la mia terra». Per lui il mare non era soltanto un paesaggio. Era una geografia interiore. Era il luogo dal quale partire e quello al quale tornare. Erano Stoia, le cicale, le ginestre, gli scogli, l'odore del rosmarino e della salvia, il rumore delle onde. Ma erano anche gli oceani attraversati durante una vita nella quale Simone aveva viaggiato moltissimo. Da giovane si era imbarcato sulle navi da crociera come fotografo. Aveva girato il mondo e conosciuto davvero quel mare che, molti anni dopo, avrebbe riempito le pagine dei suoi libri.
Nel romanzo L'ultimo giorno del passato c'era già tutto. C'era Stoia e c'erano tutti gli oceani del mondo. C'era il viaggio per mare, ma soprattutto quell'irrefrenabile bisogno di andare verso l'orizzonte. Non tanto per arrivare da qualche parte, quanto per vedere che cosa ci fosse oltre. O forse semplicemente perché l'orizzonte, proprio perché irraggiungibile, poteva diventare lo scopo stesso del viaggio. Presentando quel libro si scrisse che Simone stava dalla parte di chi aveva scelto “il mare come Patria”, di chi era attratto dall'irrefrenabile desiderio di spingersi verso quell'orizzonte dietro al quale poteva nascondersi un mistero o un segreto.
Nel 2023 Simone aveva deciso di trasferirsi definitivamente a Pola. Ma forse non era nemmeno corretto parlare di un ritorno. Perché a Pola, almeno con una parte di sé, Simone ci era sempre stato. A Pola, quasi fino alla fine, dunque, Simone aveva continuato a fare quello che aveva fatto per tutta la vita: scrivere, dipingere, scolpire, comporre. E soprattutto cercare di mettere insieme tutte queste cose, come se per lui fossero semplicemente lingue diverse con le quali raccontare la stessa storia.
E proprio a Pola, nel dicembre dello scorso anno, aveva presentato alla Biblioteca civica il suo ultimo romanzo, La ballata di Assante. Assante attraversava i mari del mondo. Guerre, naufragi, amori, tempeste. Partiva e tornava. Cadeva e si rialzava. Il racconto cresceva come un'onda, sempre più alta, fino al momento in cui quell'onda si rompeva e tutto trovava una conclusione: qualche volta nel recupero delle energie, altre nella rassegnazione, altre ancora nella tragedia. A leggerlo sembrava quasi di stare sopra quell'onda. Perché Simone conosceva il mare che raccontava. Lo aveva navigato davvero. E dentro Assante aveva rimesso ancora una volta Stoia, Pola, le navi, gli oceani, i naufragi, le partenze e i ritorni.
Quella sera Simone suonò anche il pianoforte. Era dicembre. Sono passati appena nove mesi. In aprile era ancora alla Galleria civica di Pola per inaugurare Tetrade, una mostra nella quale pittura, musica, scultura e pensiero tornavano a mescolarsi come avevano fatto per tutta la sua vita. Una delle tetradi era dedicata ai quattro oceani. Il mare, spiegò Simone in quell'occasione, era il suo «fratello maggiore».
Non sapevamo che sarebbe stata una delle sue ultime dichiarazioni artistiche. E forse acquistano oggi un significato diverso anche i quattro momenti nei quali aveva diviso un'altra delle sue Tetrade: primavera, estate, autunno e inverno. Non soltanto le stagioni dell'anno, ma quelle della vita. La sua si è fermata troppo presto.
Ora ci sono le lacrime. Ma rimangono i libri. Rimangono i quadri. Rimangono le sculture. Rimangono le note. Rimane Stoia. Rimane il cantiere del suo poema. Rimane quella Pola che Simone aveva continuato a portarsi dietro anche quando si trovava dall'altra parte del mondo e nella quale, alla fine, aveva deciso di tornare per vivere.
E rimane, per chi gli era amico, qualcosa che non entra nelle biografie, nei cataloghi delle mostre e nelle bibliografie. Rimane Simone. Quando muore un amico si cercano parole che non ci sono. E allora forse è meglio prendere in prestito le sue: «Il mare è la mia terra».
Ciao Simone. Adesso quel mare è ancora un po' più tuo.
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