Venerdì, 24 aprile, Dignano ha celebrato la figura di un suo illustre concittadino: il botanico, naturalista e farmacista Bartolomeo Biasoletto, nato a Dignano il 24 aprile del 1793 e morto a Trieste il 17 gennaio 1858.
In mattinata, in presenza delle autorità locali e degli alunni delle scuole, si è svolta una breve cerimonia proprio in quella via che dal 1866 porta il nome di Biasoletto dove, sulla facciata della sua casa natale in contrada Vartai, recentemente è stata ripristinata una targa commemorativa bilingue in croato e in italiano.

foto: Grad Vodnjan / Dignano - Zvjezdan Strahinja
Nell’occasione, il sindaco di Dignano Igor Orlić ha detto: “Proprio a voi giovani vogliamo lasciare questo esempio: Bartolomeo Biasoletto, provenendo da una famiglia modesta di agricoltori, ha dimostrato che quando una persona si dedica con passione a ciò che ama, non esistono limiti né ostacoli per raggiungere i propri obiettivi. Credete nei vostri sogni e abbiate il coraggio di seguirli.”

foto: Grad Vodnjan Dignano / Zvjezdan Strahinja
In serata, invece, presso la Comunità degli Italiani di Dignano, si è svolta una tavola rotonda, nel corso della quale è stata fatta più luce su questo personaggio di fama europea, nato 233 anni fa.
Di Biasoletto, finora, conoscevamo soltanto qualche dato enciclopedico, tra i quali quelli di Istrapedia, ma che ieri sera sono stati integrati, e di molto, dall’giornalista di Radio Capodistria, il dignanese Flavio Forlani, autore del saggio “Bartolomeo Biasoletto un dignanese al servizio della scienza”, primo premio nella categoria “saggi culturali al concorso Istria nobilissima” nel 1988 pubblicato dal Centro di Ricerche storiche di Rovigno e, anche in sloveno, dalla rivista Annales di Capodistria.
L'incontro è stato aperto dal presidente della Comunità degli Italiani di Dignano Maurizio Piccinelli
Forlani ha raccontato che Biasoletto inizia la propria formazione a Dignano e poi a Veglia, dove viene avviato al sacerdozio e studia teologia. Tuttavia, è affascinato dalla chimica, rientra a Dignano dove i genitori lo affidano allo speziale Pasqualin Cozzetti che lo assunse come "tirone" (apprendista) nell'unica farmacia del paese, "All' insegna del cervo". Da lì si trasferisce a Trieste dove entra nella spezieria "Dell'Orso Negro" di proprietà del farmacista Bartolomeo Giovanni Marchiz. Ma, spiega Forlani, Biasoletto vuole anche una formazione accademica e nel 1812 si iscrive all’Università di Vienna, dove approda senza conoscere il tedesco riuscendo a laurearsi in farmacia in due anni soltanto, nell’agosto del 1814. Dopo il praticantato nella cittadina austriaca di Wels, Biasoletto ritorna a Trieste e nel 1823 si laurea anche a Padova.

Flavio Forlani
Nel frattempo a Trieste aveva sposato la figlia di Marchiz rilevandone la farmacia. Quella farmacia divenne il centro della sua attività e delle sue ricerche naturalistiche. Con il nome di Biasoletto è attiva anche oggi, si trova in via Roma, all’angolo con via Gioacchino Rossini, sul versante nord del canale sul quale, dal versante opposto, si affaccia Piazza Ponte rosso.
La farmacia Biasoletto a Trieste
A Trieste Biasoletto promosse la fondazione di una società farmaceutica e nel 1825 istituì un orto botanico che progressivamente arricchì anche con piante che raccoglieva durante le sue spedizioni scientifiche. Sempre nel capoluogo giuliano partecipò alla lotta contro il colera che negli anni 1840 devastò la città e che causò la morte della moglie e della figlia. All’inizio della sua carriera Biasoletto si era interessato anche di zoologia e mineralogia, ma si orientò completamente verso la botanica dopo l’incontro con botanici tedeschi di Ratisbona avvenuto proprio a Trieste. Oggi nell'orto botanico di Trieste si trova un busto di Biasoletto.
Il busto di Bartolemeo Biasoletto nell'orto botanico di Trieste
Biasoletto, che come tutti i dignanesi aveva un soprannome (il suo era “ Bartolo Giavaghi”, lo ha scoperto Forlani) era in contatto con i maggiori botanici dell’epoca scambiando campioni anche con scienziati degli Stati Uniti, del Brasile e dell’Argentina, oltre che con quelli europei. Interessantissima un’osservazione di Biasoletto riportata da Forlani: i Dignanesi devono ritenersi fortunati perché la loro contrada Calderiva è, grazie alla presenza di tantissime erbe medicinali, praticamente una farmacia all’aperto.
Forlani ha ricordato anche l’opera più importante di Biasoletto, la “Relazione del viaggio fatto nella primavera dell’anno 1838 dalla Maestà del Re Federico Augusto di Sassonia nell’ Istria, Dalmazia e Montenegro” di cui se ne trova copia alla Biblioteca universitaria di Pola. Il viaggio del 1938 aveva un chiaro scopo scientifico: esplorare territori allora ancora poco conosciuti dal punto di vista naturalistico, in particolare Istria, Dalmazia e Montenegro. Si trattò di un itinerario relativamente breve (circa un mese), ma estremamente intenso e produttivo dal punto di vista delle osservazioni.
Di questo viaggio ha parlato anche il gallerista Germano Fioranti il quale ha ricordato che nel 2002, quando ricopriva l’incarico di presidente della Comunità degli Italiani di Dignano, era stata proprio l’opera di Biasoletto ad ispirarlo (e con lui anche la compianta maestra Anita Forlani) nel formulare al folclore di Curzola (Korčula) l'invito di partecipazione al festival del folclore Leron che si svolge a Dignano. Infatti, nel suo viaggio con il re d Sassonia Biasoletto a Curzola aveva assistito al ballo tradizionale della Moresca (Moreška): Fioranti ha dato lettura della descrizione che ne fece Biasoletto.

Germano Fioranti

La moresca
Il gallerista ha ricordato inoltre che da un botanico austriaco ha appreso che esiste circa una ventina di lavori (tra tesi di laurea e di dottorato) dedicati a Biasoletto. Queste ricerche potrebbero essere presentate via via a simposi da organizzare annualmente a Dignano, dedicati a Biasoletto, come auspicato dalla vicesindaca di Dignano Manuela Geissa, anche lei presente all'incontro.

Manuela Geissa
Di Biasoletto, come personaggio interessante, studioso ma anche accompagnatore di studiosi, scienziato meticoloso ma anche attento osservatore di luoghi, genti, usi e costumi ha parlato il professor Claudio Battelli di Isola che recentemente ha dato il suo contributo alla catalogazione di 138 delle tante alghe (ma anche altre piante e muschi) conservate al Museo Civico di Storia Naturale di Trieste. Si tratta proprio delle alghe descritte da Biasoletto nel resoconto del suo viaggio con il re di Sassonia.

Claudio Battelli
Si tratta del saggio intitolato “Analisi delle specie algali della collezione storica di Bartolomeo Biasoletto presso il Museo Civico di Storia Naturale di Trieste” scritto, appunto dallo stesso Claudio Battelli e da Fulvio Tomsich Caruso di Trieste.
Pubblicato nel dicembre del 2025 negli Atti del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, il testo, per quel che riguarda la sua sostanza scientifica, rivede in chiave moderna la classificazione di 138 campioni di alghe raccolti nell’Adriatico orientale e descritti dallo stesso Biasoletto nel 1841. Si tratta di una revisione tassonomica e nomenclaturale basata sui caratteri morfologici degli exsiccata (alghe essiccate), confrontati con la letteratura scientifica attuale. La collezione Biasoletto consta di 48 faldoni di fanerogame, 24 di funghi, 6 di licheni e 5 di alghe.
Il testo dei due ricercatori ha comunque anche una sua dimensione divulgativa in quanto per ogni campione vengono riportati la fotografia, i dati su luogo di raccolta e stato di conservazione. È così che si viene a sapere che Biasoletto identificò e descrisse nuove specie di alghe, tra cui una verde (Conferva echinus) e una rossa (Ceramium spinulosum), rinvenute lungo la costa di Veruda, presso Pola.
Biasoletto ha trovato l'alga Conferva ili Cladophora echinus sulle sponde di Veruda, a Pola
Durante la ricerca e la classificazione degli archivi, Battelli e Tomisich Caruso hanno individuato un’altra alga che Biasoletto aveva trovato lungo le coste nel quartiere Veruda di Pola. Si tratta dell’alga chiamata Valonia aegagropila.
Le esplorazioni botaniche e la spedizione del 1838
Biasoletto, autore di uno degli erbari più completi del suo tempo, si distinse soprattutto come profondo conoscitore della flora dell’Adriatico nord-orientale e partecipò attivamente alla rete scientifica europea, collaborando con importanti botanici come Hoppe e gli Agardh, pionieri dell’algologia. Studiando il mondo vegetale, percorse l’Istria, il Friuli, il Quarnaro, la Dalmazia e la Carniola. Insieme a Muzio de Tommasini, come abbia già rilevato, fu guida del re di Sassonia Federico Augusto II, grande appassionato di botanica, durante le sue visite nell’Adriatico orientale nel 1838 e nel 1845 che rappresentarono un momento centrale della sua carriera.
Durante questa spedizione, Biasoletto svolse un ruolo attivo come ricercatore sul campo, raccogliendo campioni botanici e algali e documentando la flora locale. L’importanza del viaggio emerge soprattutto dalla successiva pubblicazione dell’opera “Relazione del viaggio fatto nella primavera dell’anno 1838 dalla Maestà del Re Federico Augusto di Sassonia nell’ Istria, Dalmazia e Montenegro”. Non è solo un resoconto scientifico, ma anche una testimonianza storica e geografica delle regioni visitate. In essa, oltre agli ambienti naturali, alle condizioni locali e alle comunità scientifiche attive nell’area, si trovano anche altre osservazioni di tipo generalista.
Le osservazioni su Rovigno, Pola e la flora locale
Ad esempio, vi compare una descrizione dalla quale dio viene a sapere dell’importanza di Rovigno nell’Istria dell’epoca: “Rovigno è città ricca industriale, la più popolata dell’Istria, giacché conta 12000 e più abitanti”. Oppure, vi compare l’elenco di tutte le 42 piante trovate alle Isole Brioni, anche quello di quelle che crescono in Arena e sul Castello di Pola: Echium pustulatum (viperina), Salvia clandestina (salvia selvatica), Buphthalmum spinosum (occhio di bue spinoso), Stachys salicifolia (betonica a foglie di salice), Malva nicaeensis (malva di Nizza), Lychnis vulsata (garofanina), Carex Lichni, (carice), Funaria capreolata (muschio fumaria), Hyoscyamus canariensis (giusquiamo), Verbascum sinuatum (verbasco sinuoso) e molte altre.
Di Pola Biasoletto scrive inoltre: “Non si può negare che l’entrata in Pola per mare sia sorprendente. Oltre per prima il cimitero porto ampio, profondo e sicuro, capace di contenere una numerosa flotta, circondato da ridenti prolungate colline, sul dorso delle quali sorgono dei forti di recente costruzione” e aggiunge che si potrebbe dare un contributo alla crescita dell’economia agricola con un miglior utilizzo del Juniperus Oxicedrus (Ginepro rosso) e della Rubia peregrina (Robbia selvatica). Dal primo si ottengono olio da combustione e una specie catrame vegetale, la seconda era all’epoca molto utilizzata in tintoria, per la colorazione dei tessuti.
La gomma da masticare naturale di Sansego
Curiosa anche l’annotazione sulla particolarità dell’olio sull’Isola di Sansego i cui abitanti “dai frutti maturi del Pistacia Lentiscus acciaccati, mediante pressione e cottura con olio, di cui si servono per bruciare ed anche qualche palato non delicato lo adopera per condimento; olio che pel suo sapore esser deve sufficiente a condire in poca quantità”. Dal lentisco si otteneva olio per l’illuminazione ma che i Sansegotti utilizzavano anche per l’uso domestico. Inoltre, il lentisco era noto sin dall’antichità come gomma da masticare naturale.
Le alghe dedicate da Biasoletto e a Biasoletto
Come era uso dell’epoca, dopo averle studiate e catalogate, Biasoletto dedicò alcune specie di alghe a altri algologi quali l’alga rossa Dasya kuetzingiana, raccolta lungo la spiaggia dell’isola di San Giovanni presso Rovigno, dedicata all’algologo tedesco Kützing. Durante un’escursione lungo il fiume Timavo, assieme al Kützing e all’altro collega Tommasini, Biasoletto trovò una specie appartenente ai cianobatteri, la Calothrix che, in accordo con il Kützing, dedicò a Tommasini e denominò Calothrix tomasiniana.
La tomba di Biasoletto al cimitero di Trieste
Sono nove invece, le specie, tra cianobatteri e alghe, che altri studiosi hanno dedicato a Biasoletto: cianobatteri Rivularia biasolettiana, il Phormidium biasolettianum, la Zonotrichia biasolettiana, la Dasyactis biasolettiana.
L’alga verde Draparnaldia biasolettiana (nota anche come Stigeoclonium biasolettianum) è stata trovata da Biasoletto un torrente presso il Boschetto a Trieste: a dedicargliela fu Kützing nel 1843.
Per quel che riguarda le alghe rosse, a Biasoletto sono state dedicate la Polysiphonia biasolettoana, la Ceramium biasolettoanum, la Gymnophlaea biasolettoana, individuata a Trieste e che Kützing gli dedicò nel 1843 e, infine, la Hutchinsia biasolettiana (da non confondere con la Hutchinsia alpina che è una pianta terrestre), trovata sia in Istria, sia nelle lagune di Venezia, che nel 1827 gli venne dedicata dal celebre professore svedese Carl Adolf Agardh.
Oltre alle alghe che hanno preso il nome dal botanico di Dignano, anche una pianta trovata sul Monte Maggiore porta il suo nome: la Biasolettia pinnata con ciò è entrato definitivamente nella botanica come ricercatore che, con il suo lavoro, ha lasciato un segno duraturo sia nello spazio naturalistico istriano sia in quello europeo più ampio
Un’eredità scientifica ancora viva
Si tratta di specie che non hanno un nome volgare in quanto si tratta di alghe molto piccole, a volte microscopiche. Tuttavia, i ritrovamenti di Biasoletto dimostrano sia la ricchezza della biodiversità adriatica sia le sue capacità di osservazione.
Biasoletto fu autore di uno degli erbari più completi del suo tempo e partecipò attivamente alla rete scientifica europea, collaborando con studiosi di primo piano. Le sue ricerche, dalle piante terrestri alle alghe, testimoniano un approccio rigoroso e moderno.
A oltre due secoli dalla nascita, la sua opera continua a essere oggetto di studio e valorizzazione, confermando il ruolo centrale di questo scienziato dignanese nella storia della botanica adriatica.