Ventiquattro

LA CHEF DI FAMA MONDIALE

(GALLERIA FOTOGRAFICA) LIDIA BASTIANICH: "Quando sono andata via non sapevo che non sarei piu’ ritornata a vivere in Istria. Vedo ancora le gambe di mia nonna sporche di terra rossa"

Ho portato via con me tutti i ricordi. Credo che questo mi ha dato la voglia di cucinare per avere sempre con me gli odori e i sapori di casa mia. Cucinare mi porta indietro nel tempo, a Bussoler, con mia nonna. Cucinare mi riporta in un posto che mi piace. E’ con il cibo che ritorno alla mia infanzia. Tante volte mi chiedo come riesco a ricordarmi tutto, e la risposta e’ semplice: "Perche’ il cuore vuole ricordarsi tutto"


 
5 min
Donatella Leonardelli ⒸFOTO: Manuel Angelini

Ho portato via con me tutti i ricordi. Credo che questo mi ha dato la voglia di cucinare per avere sempre con me gli odori e i sapori di casa mia. Cucinare mi porta indietro nel tempo, a Bussoler, con mia nonna. Cucinare mi riporta in un posto che mi piace. E’ con il cibo che ritorno alla mia infanzia. Tante volte mi chiedo come riesco a ricordarmi tutto, e la risposta e’ semplice: "Perche’ il cuore vuole ricordarsi tutto"

La XIV Degustazione dei piatti tipici della cucina gallesanese, per la cui riuscita sono state coinvolte circa 40 persone, che per mettere in tavola 35 chili di maccheroni, otto chili di cioche, dieci chili di trippe hanno lavorato tre settimane, ha visto ieri sera la partecipazione della chef, star della cucina in TV, Lidia Bastianich.

Disponibile, comunicativa e curiosa, Lidia Giuliana Matticchio Bastianich non si e’ persa nessun piatto della tradizione gallesanese. Profuga in terra di altri, donna che ha raggiunto il “grande sogno americano”, ha voluto riscoprire una parte dell’Istria che porta ancora e sempre con se.

Come mai ha accettato l’invito a partecipare alla degustazione, in una realta’ piccola e modesta come lo e’ Gallesano?

- Ritornare a riscoprire l’Istria in questi piccoli posti per me e’ bellissimo. Nei ristoranti queste cose, questi gusti non li trovi. Io voglio visitare, rivedere quste realta’ che sono tutte parte dell’Istria, perche’ alla fine io sono istriana. Mi ricordo che da piccola venivo a Gallesano assieme ai nonni con il carro e il mus (asino) per andare alla fiera. E poi, mi piace questa dedizione che avete per l’italianita’ e che bisogna portare avanti.

Una donna che ha raggiunto il sogno americano, ma non dimentica le sue origini

Come si sente ad essere la persona che e’ oggi?

- Mi sento assai fiera e riconoscente verso coloro che mi hanno aiutato ad arrivare qui dove sono. Prima di tutto, nel mio percorso di vita c’e’ una base, ovvero la famiglia e la cultura. Sei cio’ che sei. Per me questo e’ stato l’imprint. Il ricordo di mia nonna, sentire i profumi, gli odori istriani che sono stati sempre con me mi hanno dato forza. Il fatto che i miei genitori sono andati in cerca di una vita migliore per i loro figli mi rende riconoscente. Quando io e la mia famiglia siamo arrivati in America non conoscevamo nessuno. Ci ha aiutati la Caritas. Eravamo profughi in balia dell’onda.

La chef premiata con due Emmy, continua il suo racconto spiegando che il suo percorso di vita non e’ stato sicuramente facile, soprattutto quando a 11 anni ha dovuto abbondanare la sua amata Pola.

- Quando sono andata via non sapevo che non sarei piu’ ritornata a vivere in Istria. Quella volta non si diceva niente ai bambinbi. Mia mamma, mio fratello ed io siamo andati a trovare la zia a Trieste, e mio papa’ invece e’ scappato. All’epoca non lasciavano andare via tutta la famiglia. Quando invece ho visto mio papa’ arrivare a Trieste ho capito che non sarei piu’ ritornata e mi e’ rimasto un grande nodo in gola. Non sono riuscita a salutare ne’ la nonna, ne’ le mie caprette, ne’ gli amici. Nel campo di concentramento a San Sabba siamo rimasti per due anni. Mi ricordo che per mangiare stavo in fila con un piattino in mano. Queste cose, inevitabilmente ti restano dentro. Quindi per me il cibo e’ essenziale.

Quali ricordi ha di Pola e della sua vita qui?

- Non c’era tanta liberta’, anche il mangiare era scarso, non potevi parlare neanche l’italiano. Mia nonna nutriva tutta la famiglia, avevamo galline, oche, due maiali ogni anno, l’orto e io l’aiutavo. Mi ricordo che con mia nonna facevo le mulize (sanguinacci), la polenta, il risotto. Andavamo nei campi a raccogliere le patate, lei ci andava senza scarpe. Vedo ancora le sue gambe sporche di terra rossa. Ho portato via con me tutti questi ricordi. Credo che questo mi ha dato la voglia di cucinare per avere sempre con me gli odori e i sapori di casa mia. Cucinare mi porta indietro nel tempo, a Bussoler, con mia nonna. Cucinare mi riporta in un posto che mi piace. E’ con il cibo che ritorno alla mia infanzia. Tante volte mi chiedo come riesco a ricordarmi tutto, e la risposta e’ semplice: "Perche’ il cuore vuole ricordarsi tutto".

Cucina anche quando ritorna a Pola?

- Cucino ogni giorno, ma non perche’ me lo chiedono i famigliari, lo voglio fare io. A me piace cucinare. Quello che mi ha dato sempre forza e' l’unita’ della famiglia, quello stare tutti assieme a tavola. Quando sono qui mi dicono: “Dai, oggi cucino io”. Ma io non voglio. Mi piace andare al mercato e vedere quello che c’e’ di buono quel giorno. Finche’ sono a Pola vado al mercato e in pescheria ogni giorno. Mi ricordo che da piccola andavo al mercato con la nonna a vendere i nostri prodotti dell’orto. Le facevo i cartocci con il giornale, e poi a fine giornata mi dava un po’ di soldi e andavo a comprarmi un gelato.

L’America a tavola a mangiare istriano!

Cosa significa avere successo in una nazione come l’America?

- L’America e’ una grande nazione, e se hai voglia di lavorare, se sei tenace, se ti inserisci, riesci a coglierne il meglio. Noi istriani siamo forti a lavorare. Per una donna, pero’, non e’ facile. Io ce l’ho fatta con l’aiuto della famiglia. All’epoca vivevamo tutti in una casa, gli uni al piano di sotto, gli altri al piano di sopra. Mia mamma si prendeva cura dei miei figli finche’ ero al lavoro. L’America come nazione ti lascia essere quello che sei, devi rispettarla, devi essere fedele alla nazione, pero’ sei libero di andare nella chiesa che vuoi, parlare la lingua che vuoi, mangiare quello che vuoi.

Ha avvicinato l’intera America, e non solo, alla cucina istriana. Come c’e’ riuscita?

- Credo che il mio approccio sia genuino e onesto. E’ un approccio con la cucina di casa, che e’ una cucina basilare e povera, pero’ e’ buona. I super chef sono bravissimi, fanno delle cose inventive pero’ io ritorno sempre a quel mangiare che ti e’ caro, che ti e’ vicino al cuore. Mia nonna come cucinava? Due, tre ingredienti, nella minestra metteva l’osso, che spesso usava anche due volte di seguito, ed era spettacolare. Ho portato queste cose in America e gli americani ne volevano sapere sempre di piu’. Per gli americani questo e’ interessantissimo. Infatti, una sera mi e’ arrivata una E-mail dall’Oklahoma dove mi scrivevano che la sera prima avevano cucinato le mie ricette e che tutta la casa profumava di Lidia. Quindi, il mio spirito va nelle famiglie che non conoscero’ mai. Questo mi rende felice. Per me e’ un grande onore essere capace di penetrare nelle vite degli altri.

Il suo cibo preferito?

Mi piaciono tanto gli asparagi e, difatti, in Istria vengo prettamente a marzo/aprile, soprattutto per gli asparagi. I miei parenti me li mettono in duboko e quando faccio la frittata con gli asparagi sto bene.

Lidia ci racconta di non scrivere il suoi libri di cucina per far vedere quello che sa fare, ma per vedere quanto la riescono a copiare. La star che sta facendo cucinare istriano gli americani, ci anticipa che ha firmato un contratto per due nuovi libri. Inoltre e’ stata chiamata da Masterchef Croazia come guest chef nella prossima edizione.

La chef istroamericana e’, inoltre, molto coinvolta nella beneficienza. Lo fa come segno di riconoscenza perche’ tanto e’ stato fatto per lei e per la sua famiglia.

- In America non avevamo nessuno, quando siamo arrivati siamo stati accolti dalle comunita’ italiane che ci hanno trovato una casa e ci portavano tutto il necessario. Queste sono cose che non si possono dimenticare.

Come si sente di piu’, americana, istriana, italiana?

Sono un bel misto, mi sento istriana con l'inclinazione all’italiano, ma mi sento anche americana visto che la maggior parte della mia vita l’ho vissuta li'. Lo dico sempre: “Ho le culture piu’ belle del mondo”. Mi sento fortunata.


Nastavite čitati

Da bi ova web-stranica mogla pravilno funkcionirati i da bismo unaprijedili vaše korisničko iskustvo, koristimo kolačiće. Više informacija potražite u našim uvjetima korištenja.

  • Nužni kolačići omogućuju osnovne funkcionalnosti. Bez ovih kolačića, web-stranica ne može pravilno funkcionirati, a isključiti ih možete mijenjanjem postavki u svome web-pregledniku.