Radna grupa za nadzor nad Kaštijunom: Je li Kaštijun neotkriveni "Gospić"
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Al Piccolo teatro romano il cantante pugliese ha ripercorso oltre sessant’anni di carriera. In apertura “Volare”, omaggio alla canzone che ha portato la musica italiana nel mondo e che ieri sera ha fatto cantare in coro il numeroso pubblico entusiasta. Sul palco anche Ana Rucner e Yari Carrisi * In platea, tra gli estimatori del cantante, anche il campione Abdon Pamich, giunto a Pola proprio per assistere al concerto
Al Piccolo teatro romano il cantante pugliese ha ripercorso oltre sessant’anni di carriera. In apertura “Volare”, omaggio alla canzone che ha portato la musica italiana nel mondo e che ieri sera ha fatto cantare in coro il numeroso pubblico entusiasta. Sul palco anche Ana Rucner e Yari Carrisi * In platea, tra gli estimatori del cantante, anche il campione Abdon Pamich, giunto a Pola proprio per assistere al concerto
Testo di Luisa Sorbone
Volare per cominciare. Non poteva esserci apertura migliore per “Una notte italiana”, l'evento che ha voluto celebrare la popolarità della musica italiana oltre i confini nazionali. È iniziato così, davanti a un pubblico foltissimo e pieno di entusiasmo il concerto di Al Bano al Piccolo teatro romano di Pola. Cinquecento i connazionali provenienti dalle Comunità degli Italiani dell’Istria e del Quarnero, tanti gli spettatori provenienti da ogni parte della regione e anche da più lontano. E, in platea, tra gli estimatori del cantante pugliese, anche Abdon Pamich, giunto a Pola proprio per assistere al concerto.
La scaletta della serata ha attraversato i diversi momenti della lunga carriera di Al Bano, da Ci sarà a Nostalgia canaglia, Tu per sempre, I cigni di Balaka, Azzurro, proposta come omaggio ad Adriano Celentano, a Funiculì funiculà, Amanda è libera, Libertà e Sempre sempre. Amanda è libera, il pezzo presentato a Sanremo nel 2011, ispirato ad una storia vera, quella di una giovane donna africana arrivata in Italia con la speranza di una vita migliore ma diventata vittima di sfruttamento, è stata l'occasione per l'artista di introdurre il tema della violenza sulle donne. Al Bano dall'ugola possente, ma anche dai lunghi monologhi impegnati e coinvolgenti, accompagnato dall'approvazione e dagli applausi del pubblico.
Altri pezzi iconici hanno dato vita alla seconda parte dello spettacolo: 13, storia d’oggi, Jasmine, Il padrino e Caruso, in ricordo del grande Lucio Dalla, fino a Va’ pensiero, dedicato ad Adriana, una signora del pubblico. A seguire, alcuni dei titoli legati agli esordi della storia artistica di Al Bano: È la mia vita, Nel sole, Sharazan. Un concerto, insomma, che ha fatto cantare proprio tutti e ha fatto risuonare di applausi il teatro, per concludersi con l'amatissimo e popolare Felicità, su cui si sono spente le luci dello spettacolo.
Tra i ricordi, anche quello di Sergio Endrigo, nato a Pola e vincitore del Festival di Sanremo nel 1968 con Canzone per te: «Tutti dicevano che avrei vinto io – ha ricordato Al Bano – ma poi è arrivato lui e ha vinto. Ho poi avuto modo di incontrare Sergio molte volte, è sempre stato un gran signore».
Ospiti sul palco durante la serata la violoncellista croata Ana Rucner, che con Al Bano ha interpretato l'Ave Maria di Bach-Gounod e Come un bel sogno, e il figlio Yari Carrisi, interprete, tra l'altro, di una personale rilettura di Halleluja di Léonard Cohen. A dare il benvenuto, erano presenti alla serata, organizzata in collaborazione con l'Unione Italiana e Università popolare di Trieste, la presidente della Comunità degli Italiani di Pola, Tamara Brussich, il presidente dell’Unione Italiana e deputato della CNI al Sabor Marin Corva, il presidente della Giunta esecutiva dell’UI Paolo Demarin, il presidente dell’UPT Edvino Jerian e il console onorario d’Italia a Pola Tiziano Sošić. Il concerto è stato organizzato dall'Unione Italiana, dalla Comunità degli italiani di Pola e dall'Art Hill Project and Management.
Prima del concerto, Al Bano ha incontrato la stampa, soffermandosi anche su alcuni episodi della sua carriera, e regalandoci qualche aneddoto. Tra i ricordi, anche quello di Sergio Endrigo, nato a Pola e vincitore del Festival di Sanremo nel 1968 con Canzone per te: «Tutti dicevano che avrei vinto io – ha ricordato Al Bano – ma poi è arrivato lui e ha vinto. Ho poi avuto modo di incontrare Sergio molte volte, è sempre stato un gran signore».
Al Bano, quando si è accorto che la sua musica non apparteneva più soltanto al pubblico italiano?
«In realtà, quasi subito. Quando sono arrivato al primo posto in Svizzera, un Paese dove non ero mai stato, ho capito che poteva esserci qualcosa di più grande. Poi è arrivata la Spagna, con le prime richieste e il primo posto in classifica. Mi sono detto: voglio vedere cosa succede in Spagna». E a questo punto il racconto di un aneddoto. «Mi chiamò Gianni Minà e mi disse: “Ma che fai? Vai in un Paese fascista? Tu che hai cantato Theodorakis, La siepe, 13, storia d’oggi?”. Io gli risposi: se non provo sulla mia pelle che cos'è il fascismo, non lo capirò mai. E quindi sono andato». La permanenza di Al Bano in Spagna sarebbe durata quindici anni, anche oltre la morte di Franco. «Di tutto si parlava, tranne che di politica», ha ricordato Al Bano, sottolineando il legame costruito nel tempo con il pubblico spagnolo. «Il popolo spagnolo è forte, interessante, stupendo. Ci torno ancora oggi».
Che cosa cerca, secondo lei, il pubblico fuori dai confini italiani nella musica italiana?
«Non bisogna dimenticare che una parte fondamentale della storia della musica è nata in Italia. Guido d’Arezzo ha dato un contributo fondamentale alla scrittura musicale inventando la chiave di violino, gli spazi e le linee musicali. La musica italiana è sempre stata un campo di grande sperimentazione e creatività. Io, che sono italiano del Sud, ho cercato di abbracciare questa energia, come fosse una medicina. Da ragazzino mio padre mi portava nei campi e io frequentavo la scuola, ma quando mi mettevo a cantare entravo in un’altra dimensione. A un certo punto ho capito che quella sarebbe stata la mia strada e ho deciso di fare il cantante. E oggi sono arrivato a Pola per raccontarlo ancora una volta».
Sul palco con lei c’è anche suo figlio Yari. Che rapporto avete dal punto di vista artistico?
«Non sono mai stato un padre padrone. Ho sempre lasciato che facesse le proprie scelte». Yari ha seguito un percorso musicale autonomo, dedicandosi anche all’antropologia musicale e viaggiando alla ricerca di tradizioni, suoni e connessioni tra culture diverse.
Quali musiche ti hanno maggiormente influenzato, Yari?
«Ho studiato antropologia musicale e ho viaggiato molto alla ricerca dei suoni e dei legami tra le diverse tradizioni. È questa la mia specialità e anche la mia fonte di ispirazione. Mi interessa soprattutto mescolare linguaggi diversi. Nell’ultimo disco, per esempio, ho unito i mantra alla musica africana». Tra le esperienze che lo hanno maggiormente colpito, Yari cita la musica dei pigmei del Camerun, i cori zulu e la tradizione musicale indiana. E sull’ipotesi di lavorare insieme al padre aggiunge: «Lui è il mio maestro. Mi piacerebbe reinterpretare i suoi brani in stile africano». Al Bano raccoglie l’idea: «È una bella idea».
Nakon što je USKOK nedavno objavio nalaz vještačenja ilegalnog odlagališta u Gospiću, iz Radne grupe traže i da se odustane od gradnje sušare fekalnog mulja na Kaštijunu
"Imam preko 70 fotografija grafita i naljepnica koje sam uslikao po praktički svim kvartovima u gradu , što pobija ikakve tvrdnje da su to izolirani slučajevi. Već sam jednom bio kontaktirao komunalnu službu grada, no nisu mi nikada odgovorili"
Program počinje 14. kolovoza projekcijom filma Veliki život na Trgu kralja Tomislava
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