Per chiunque conosca un po’ meglio Rovigno, oppure non sia estraneo al mondo della canzone all’interno della comunità nazionale italiana dell’Istria e del Quarnero, il nome di Riccardo Bosazzi è noto e apprezzato ormai da decenni.
Musicista, compositore, autore di arrangiamenti, cantante che spazia dalla musica della tradizione rovignese alla canzone d’autore, ha alle spalle una lunga carriera la cui validità è stata riconosciuta nel 2025, quando gli è stata assegnata la Medaglia della Città di Rovigno per i risultati conseguiti e i successi particolari nel campo della cultura.

foto: CI di Rovigno
Nato a Rovigno nel 1954, già all’inizio degli Anni Settanta del secolo scorso Bosazzi aderisce alla Società artistico-culturale “Marco Garbin” della Comunità degli Italiani di Rovigno dove canta nel coro, suona il contrabasso e inizia a studiare la tradizione canora rovignese. Nel decennio seguente, in veste di animatore culturale della CI di Rovigno, allarga i suoi interessi al folklore e al teatro, firmando la regia di alcune rappresentazioni.
Ma la sua vera passione è la musica. Nel 1983, sempre in seno alla CI di Rovigno, fonda il complesso “The Quartet”, ma sarà il complesso folk “Batana”, di cui è stato cofondatore nel 1991, a portare Ricky Bosazzi, anche esibendosi con tradizionali abiti alla marinara, il particolare copricapo e il fazzoletto rosso attorno al collo, alla notorietà, con una lunga serie di concerti nei vari angoli caratteristici di Rovigno, dal Molo grande alla piazzetta seminascosta di Campiello sul monte. Il complesso “Batana” di esibirà per oltre trent’anni, fino al 2022, ma già nel 2006 Bosazzi aveva fondato il “Ricky Bosazzi Quintet” (rimasto attivo fino al 2018) di cui faceva parte anche Sergio Preden Gato, uno dei più conosciuti cantanti di Rovigno.

foto: Batana Folk Band Rovinj Rovigno
Nel 2015 Riccardo Bosazzi figura tra i cofondatori dell’Associazione artistico-culturale “Giusto Curto”, diventandone vicepresidente e direttore artistico, nonché mentore musicale del gruppo di musica etno vocale “I canturi” e del complesso “Contrada Band” che poi ha cambiato il nome in “Trio contrada”.
L’avvio, nel 2013, del Festival canoro “Dimela cantando” all’interno del Festival dell’istroveneto, ma anche della rassegna di canzoni in dialetto nel contesto del Festival dell’istrioto (prima edizione nel 2012), offrono a Ricky Bosazzi (e non soltanto a lui) nuovi palcoscenici per la sua carriera solista (compositore, arrangiatore e cantante) dopo che già nel 2004 aveva pubblicato il suo primo CD da cantautore.

foto: FB Batana Folk Band Rovinj Rovigno
Per onorare la carriera, la passione e l’impegno di Ricky Bosazzi, mercoledì 25 marzo, la Comunità degli Italiani “Pino Budicin” di Rovigno, in collaborazione con l’Associazione Artistico Culturale “Giusto Curto”, ha organizzato la presentazione dei suoi CD e DVD dal titolo “Dimelo in dialeto che ti me vol ben” che comprende 17 canzoni e 15 video riferiti ai brani.

foto: FB CI di Rovigno
È stata una serata non priva di emozioni, ma anche una dimostrazione che la produzione artistica a livello locale, pur partendo spesso anche da tematiche locali, non teme il confronto con le grandi tematiche universali (l'amore, la pace, l'appartenenza, il divertimento). In altre parole, pur cantando in dialetto istrioto (quello di suo padre), o in quello istroveneto (di sua madre), Bosazzi ha certamente qualcosa da comunicare al mondo con testi e musiche la cui dignità travalica di molto gli stretti ambiti locali.
Con il fazzoletto rosso intorno al collo – tributo a Rovigno – e la sua chitarra, accompagnato dal musicolgo Alessio Giuricin al basso, in una sala gremita, sia cantando dal vivo, sia nei vari video mostrati, Bosazzi, premiato dai costanti appalusi del pubblico, ha regalato ai presenti un ampio stralcio della sua carriera nel corso della quale si sono alternate e intersecate varie scelte musicali e testuali.
Uno splendido Alessio Giuricin
Fondamentale, nella ricostruzione di questo percorso artistico, è stato il giovane Alessio Giuricin, che da bambino vedeva e ascoltava Bosazzi cantare sul Molo grande. Preparato, bravissimo, eloquente, ha introdotto tutte le canzone di Bosazzi con spiegazioni semplici ma al contempo pregnanti e fondate sul mestiere.
Giuricin ha spiegato che la creatività di Bosazzi va inquadrata all'interno di tre macrosezioni: le canzoni malinconiche e d'amore, quelle di costume, ironiche e di protesta e quelle più complesse e riflessive, dedicate a problematiche esistenziali.
Spicca in modo particolare il rapporto di Ricky Bosazzi con il suo luogo natale con il quale, nel brano “Ruveïgno par meï” (“Rovigno per me”) stabilisce un rapporto come se Rovigno fosse una persona, ma anche una Rovigno dalla quale vorrebbe andarsene ma invece deve rimanere per capire le cose che ancora non sa (Vularàvi scampà/ invise i dièvo restà / per capei li ruòbe ch’o nu siè” ecco allora che Bosazzi regala alla sua città l’iterato crescendo “Ta vuòi ben, ta vuòi ben, ta vuòi ben, anama mièia” (Ti amo, ti amo, ti amo, anima mia) fa diventa Rovigno ragione di una condizione quasi patologica: “Ruveïgno par meï / xe come essi malà” (“Rovigno per me / è come essere ammalto”) ammette, cantando, Bosazzi.
In “Rovigno ma dêi” (“Rovigno mi dice”) ”la dimensione è quella del sogno”, ha notato Giuricin, “vi compare un invito a non smarrirsi in una città che si dissolve nel momento in cui sembra realizzarsi. Riccardo crea un’atmosfera sfuggente, un’instabilità, una realtà frammentaria e incerta, sospeso tra desiderio e disincanto, tra appartenenza e perdita, con l’armonia che rende il dolore sopportabile”.
“Feio meio nun piurà / si piùri anche teî / duòpo i piòro anche meî (“Figlio mio non piangere / se piangi tu / poi piango anch’io”) sono i versi più struggenti di questa canzone, mentre “Mama pianseva ala stasion /partiva el treno/ Quei oci tristi me diseva de restar” (“Mamma piangeva alla stazione / il treno partiva / quegli occhi tristi mi dicevano di rimanere”) compaiono nel brano “Rovigno bela” in cui la partenza per andare lontano in cerca di una vita migliore e il conseguente tema della lontananza vengono proposti con immagini semplici e concrete, e per questo crudamente drammatiche, come il momento della partenza. E in tutti questi brani dedicati a Rovigno, come ben notato da Alessio Giuricin, si colgono le atmosfere già descritte dal grande poeta rovignese Ligio Zanini che quando verseggia di Rovigno e del suo mare li descrive come “'stu canton da paradéisu” (questo angolo di Paradiso).
Tra tutti i brani di Bosazzi analizzati e presentati da Giuricin, sarebbe difficile non nominare “Mile eroi“ che, pur essendo un rimando all’impresa dei Mille di Garibaldi, tematicamente si allarga alle contraddizioni della guerra perché se è vero che “Mile eroi che i va, i va, i va /i va a morir” (“Mille eroi che vanno, vanno, vanno a morire”) è vero anche “Mile eroi che i va, i va, i va /i va a masar ” (“Mille eroi che vanno, vanno, vanno a uccidere”), con Bosazzi che, universalmente, si pone la domanda: “Esisti un dio che nel pol fermar?” (“Esiste un dio che ci possa fermare”?
In questa canzone, “sezionata” brillantemente da Alessio Giuricin, Bosazzi ricorre al tetracordo minore discendente che in musica rappresenta il lamento, usato sia nella musica classica, come ha fatto Monteverdi nel “Lamento della ninfa”, sia in quella moderna come in “Hit the Road Jack “di Ray Charles il cui groove diventa anche energia ritmica ironica. Drammatico anche il passaggio tra strofa, il cui impianto è la bossa nova e il ritornello costruito sul rock.
La ballata romantica “Note de primavera” (“Notte di primavera”), con versi delicati quali “L’aria profuma de primavera, sento el profumo fresco de ti” (“L’aria profuma di primavera”, sento il tuo fresco profumo”), con la musica che scandisce il movimento suggerito dal contenuto, è stata mostrata in video nell’interpretazione dalla prematuramente scomparsa cantante rovignese Cristina Fištrović, alla quale è andato un applauso particolare del pubblico.
“Canterò, sensa pudor mi sempre, sempre canterò"
Il brano “Canterò” è quasi una dichiarazione programmatica della poetica e della tensione creativa di Bosazzi. Infatti scrive: “Canterò le cansoni più bele che so / Canterò le paure che go / Canterò i segreti dela vita” (“Canterò le canzoni più belle che conosco, canterò delle mie paure, canterò i segreti della vita”). “Un canzone molto introspettiva”, ha commentato Giuricin, “molto personale, per Ricky cantare è una forma di verità sempre e comunque”. Infatti Bosazzi canta: “Canterò, sensa pudor mi sempre, sempre canterò” (Canterò, senza pudore sempre, sempre cantero”), ma anche “canterò ai amici che più no go” (“canterò agli amici che più non ho”) “anche se i no me vol ben mi me darò” (“mi donerò anche a chi non mi ama”).
In relazione a questa canzone, è stato molto piacevole il momento in cui Ricky ha detto di aver accolto come un “regalo bellissimo” il video in cui alcuni dei suoi colleghi cantanti che partecipano al Festival della canzone in dialetto istroveneto (alcuni anche al Festival dell’istrioto), hanno interpretato “Canterò”: Rosanna Bubola, Sonia Kostešić, Sara Salvi, Patrizia Sfettina, Andrea Bussani, Stefano Hering, Sergio Preden Gato, Piero Purich e Andrea Scarcia.
All’interno della produzione di Bosazzi un posto particolare spetta a “Uparagiugiula”, parola dalla fonetica tipicamente istriota, che riprende in parte la canzone „La viècia Batàna“ scritta nel 1907 da Giorgio Devescovi e Amedeo Zecchi, chenel tempo è diventata una sorta di inno dei Rovignesi. „Un testo“, ha sopiegato Giuricin, „in cui l'io lascia lo spazio al noi in nome di una coscienza collettiva, di un' umanità condivisa“.
Particolare pure „I got a woman“, in cui domina il sassofono di Renato Orbanić e che musicalmente si rifà alla lezione dei napoletani Pino Daniele e Tullio De Piscopo, ma anche a quella del mix elegante di jazz, blues, swing e pop di Sergio Caputo, con rimandi a James Brown nel ritornello. Il testo è nudo e crudo, chiaro fino al midollo: “I got a woman / poioûn da beîvi nu me và / I got a woman, ameîci ʃi fave ciavà / I got a woman, ‘na fameîa m’iè da fa (I got a woman ( non mi va più di bere / I got a woman / amici andate a farvi fottere / I got a woman ( ho da farmi una famiglia.
Soltanto due le canzoni del CD delle quali Bosazzi non è l'autore della musica: la prima è „L'oûnica verità“ („L'unica verità“) composta da Maurizio di Capua (autore del successo „Santa Eufemia“ cantato da Tony Cetinski) e „Gino Maravia“, un brano divertentissimo (uno scapolo è costretto a sposarsi perché una Teresa come tante altre gli ha mentito di essere incinta) fondato sulle musiche dei noti successi „Filho maravilha“ e “Pais Tropical” del brasiliano Jorge Ben.
La serata, che si era aperta con i saluti della presidente del Comitato esecutivo della CI d Rovigno, Marina Ferro Damuggia si è conclusa alla grande con il video “Gino Maravia” di Luka Nreka in cui Bosazzi interpreta una decina si personaggi, sia maschili, sia femminili.
Da rilevare che, oltre al CD e al DV, è stato pubblicato pure un fascicolo con i testi delle canzoni in dialetto istroveneto e in istrioto rovignese accanto ai quali compaiono le traduzione in italiano e croato curate dallo stesso Bosazzi.