La ristampa del Vocabolario del dialetto di Gallesano d’Istria di Maria Balbi e Maria Moscarda Budić è stata al centro della prima serata culturale del XIV Festival dell’Istrioto. L’opera, pubblicata per la prima volta nel 2003 nella Collana degli Atti del Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, torna così a disposizione dei lettori in una nuova veste grafica, grazie alla collaborazione tra il CRS e la Comunità degli Italiani “Armando Capolicchio” di Gallesano.
Il volume raccoglie il patrimonio lessicale della parlata locale insieme a frasi tipiche, proverbi e testimonianze della vita e delle tradizioni della comunità. Gallesano è una delle sei località storicamente legate all’istrioto insieme a Rovigno, Valle, Dignano, Fasana e Sissano. Quattro di queste – Dignano, Valle, Rovigno e Gallesano – dispongono di un proprio vocabolario o dizionario, mentre a Fasana l’antica parlata si è ormai estinta e Sissano, dove l’istrioto è ancora vivo, non dispone ancora di un’opera autonoma di questo tipo.
A presentare la nuova edizione sono stati il direttore del CRS Raul Marsetić e la linguista Isabella Matticchio, autrice della prefazione e studiosa che ha dedicato una parte importante della propria attività di ricerca proprio all’istrioto di Gallesano. Nel suo intervento Matticchio si è soffermata sul valore del Vocabolario e sul percorso di ricerca e valorizzazione sviluppatosi negli ultimi anni attorno alle parlate istriote, riconosciute nel 2023 quale bene culturale immateriale della Repubblica di Croazia.
Il presentatore Sandor Slacki, il direttore del Centro di Ricerche storiche di Rovigno el alinguistica Isabella Matticchio - foto: Valter Zanco
La ragione della nuova edizione viene spiegata anche nella prefazione alla ristampa: le copie del volume del 2003 erano ormai scarsamente disponibili e si è quindi voluto rendere nuovamente accessibile al pubblico un’opera che, a oltre vent’anni dalla sua uscita, conserva intatto il proprio valore scientifico, linguistico e culturale. Il testo originale è rimasto invariato nei contenuti, pur essendo stato rivisto editorialmente e adattato alla nuova veste grafica, nel rispetto dell’impostazione delle autrici.

Isabelle Matticchio, foto Valter Zanco
Sin dalla prima edizione, per la trascrizione del gallesanese sono state adottate sostanzialmente le regole della fonetica e dell’ortografia della lingua italiana, con alcune eccezioni legate alle caratteristiche della parlata locale. L’alfabeto utilizzato è composto da 21 lettere e non comprende la “z”, che rispetto all’italiano si trasforma, a seconda dei casi, in una s sorda – come in fazzoletto/fasoleto – oppure in una s sonora, come in verza/verʃa. In quest’ultimo caso il diverso suono viene indicato graficamente dal segno ʃ.
Nella prefazione alla ristampa si sottolinea come un dialetto non sia soltanto un insieme di parole, espressioni e regole linguistiche, ma custodisca «la memoria di una comunità, il suo modo di interpretare il mondo, i rapporti umani, il lavoro, le tradizioni, i sentimenti e la vita quotidiana». La sua sopravvivenza, si osserva inoltre, dipende soprattutto dalla capacità di continuare a parlarlo e trasmetterlo alle nuove generazioni, a partire dalla famiglia e dalla vita quotidiana.
Alla preparazione della nuova edizione hanno contribuito anche Orietta Moscarda, in qualità di recensore, e Debora Moscarda Demarin come redattrice. Quest’ultima ha inoltre seguito e coordinato il lavoro di rilettura, controllo e correzione delle bozze.

Diriana Delcaro Hrelja
A concludere la presentazione è stata la presidente della Comunità degli Italiani di Gallesano, Diriana Delcaro Hrelja, che ha sottolineato come il volume, così come la sua recentissima ristampa, sia nato dalla volontà di raccogliere e consegnare al futuro la «parola viva» gallesanese. Delcaro Hrelja ha ricordato tanto il lavoro delle autrici quanto quello, spesso silenzioso, di chi ha seguito la nuova edizione, dalla rilettura alla correzione delle bozze, ringraziando il Festival dell’Istrioto, il CRS e quanti hanno contribuito alla sua realizzazione.
La presidente si è soffermata anche sul contributo di Isabella Matticchio, la cui analisi, ha affermato, dà «il giusto valore accademico a quello che, per noi, è prima di tutto il linguaggio del cuore». Infine ha richiamato la necessità di un impegno comune: «Finché sapremo collaborare tra Comunità e tra istituzioni e soprattutto parlare la nostra lingua, la nostra identità rimarrà un faro acceso per le generazioni che verranno».