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Oltre ai cori delle CI di Gallesano, Dignano e Sissano, protagonisti della serata sono stati Maria Sciolis con il suo libro di poesie e brevi prose in istrioto, Paolo Demarin che ha parlato del quadro normativo che offre possibilità di promuovere l'istrioto e Germano Fioranti che ha illustrato l'uso del dialetto nelle attività commerciali: come leggereste "Elpikon"?
Oltre ai cori delle CI di Gallesano, Dignano e Sissano, protagonisti della serata sono stati Maria Sciolis con il suo libro di poesie e brevi prose in istrioto, Paolo Demarin che ha parlato del quadro normativo che offre possibilità di promuovere l'istrioto e Germano Fioranti che ha illustrato l'uso del dialetto nelle attività commerciali: come leggereste "Elpikon"?
Dopo l’apertura della XII edizione del Festival dell’Istrioto, avvenuta mercoledì mattina con il Laboratorio linguistico per gli alunni delle Scuole elementari presso la Scuola elementare di Valle, ieri il Festival si è trasferito alla Comunità degli Italiani dove si concentrano tutti gli altri eventi fino alla chiusura di domani sera.
La seconda giornata, ieri a Sissano, è stata, tra parole, versi, musica e canti, una gran bella vetrina di una manifestazione, appunto il Festival, nata con l’intento di tutelare, valorizzare e promuovere l’istrioto, uno dei due dialetti italiani dell’Istria parlato ancora a Sissano, Gallesano, Dignano, Valle e Rovigno (e malauguratamente estintosi a Fasana), con le Comunità degli Italiani di queste località organizzatrici e protagoniste dell’evento. Sala piena nonostante la pioggia incessante.
Per quel che riguarda la parte musicale, a salire sul palcoscenico sono stati i cori che hanno proposto brani in istrioto. Il primo è stato il coro femminile della Comunità degli Italiani di Gallesano, diretto dalla maestra Lorena Moscarda che, con l’accompagnamento di Robert Krbavac alla fisarmonica, ha eseguito le canzoni “Per duto Galisan” (adattamento della notissima canzone abruzzese “Vola, vola, vola” scritta nel 1922 da Guido Albanese e Luigi Dommarco) e “Galisan bel” (testo di Valmer Cusma, musica di Bruno Krajcar) che ha visto anche la partecipazione dello stesso Cusma.
Il coro misto della Comunità degli Italiani di Dignano, diretto da Orietta Šverko ha presentato al pubblico un poutpourri mentre quello dei padroni di casa, cioè il coro misto della CI di Sissano, ha cantato “Al me paieʃ” (“Il mio paese), brano bello complesso scritto da Bruno Vian e trascritto da Franca Moscarda.
Con l’esibizione dei coristi di Sissano (uno dei suoi membri è l'ex ciclista Bruno Bulić, vincitore di un Giro della Jugoslavia con partecipazione alle Olimpiadi di Mosca e Los Angeles) diretti da Edna Strenja Jurcan e accompagnamenti al pianoforte di Veronika Ravlić, si è chiusa la serata che precedentemente aveva avuto in Maria Sciolis uno dei protagonisti.
Infatti, è stato presentato il suo libro “I iè fato càrta a li ma nièse e a ma nèvo” (“Ho fatto testamento in favore delle mie nipoti e di mio nipote”) pubblicato proprio nel contesto del Festival dell’Istrioto. Il volume contiene poesie e brevi prose scritte in istrioto rovignese e tradotte in italiano dalla stessa autrice e da Nives Giuricin e Alessio Giuricin.
Nel corso della serata è stato proiettato anche un video di Alessio Giuricin che dagli Stati Uniti, parlando in istrioto, rivolgendosi all’autrice ha parlato del significato di questo libro, ricordando anche l’importante ruolo di educatrice svolto da Maria Sciolis. L’autrice è stata, infatti, per quarant’anni professoressa di italiano presso la Scuola Media Superiore Italiana di Rovigno, carriere che le è valsa, nel 2021, la Medaglia dell’Unione Italiana per la sua attività nell’ambito dell’insegnamento e, nel 2023, per gli stessi meriti, quella della Città di Rovigno.
Dopo la lettura della prefazione al testo, scritta da Paola Delton, in cui alla Sciolis viene riconosciuto il merito di “sentire intimamente sua” e di scrivere in una “lingua che in queste poesie sembra resuscitare dall’oblio alla quale è condannata dall’intrecciarsi di vicende storiche infelici e inesorabili leggi linguistiche”, ad intervistare l’autrice sono stati i due spigliati conduttori della serata, Manuela Geissa e Šandor Slacki.
Nel corso della conversazione è stato dato fiato a quelli che, come scrive la Delton, sono stati “bocconi amari, lutti, delusioni, rimpianti” che “riaffiorano nel corso della vita dell’autrice e nei versi che ci propone”. Maria Sciolis ha parlato anche dell’importanza del valore della famiglia, della necessità, quale insegnante, di dare sempre nuove motivazioni agli alunni e, per quel che riguarda il rapporto tra la modernità e il passato, di cui il dialetto è uno dei portavoce più costanti, ha detto, poeticamente, che i giovani, per potersi dotare di “ali forti” devono avere anche “radici profonde”.
Ieri sera, in occasione del primo anniversario del riconoscimento del dialetto istrioto quale bene immateriale della Croazia, Paolo Demarin (tra l’altro, presidente dell’ Assemblea dell’Unione Italiana), ha illustrato la normativa che, pur imponendo degli obblighi al titolare del bene ( le CI di Sissano, Gallesano, Dignano, Valle e Rovigno) offre anche delle possibilità di ottenere il sostegno finanziario per iniziative volte a tutelare e valorizzare l’istrioto. In questo contesto Demarin ha ventilato l’idea di inserire l’insegnamento dell’istrioto, senza forzature e appesantimento didattico, nelle scuole.
Della divulgazione dell’istrioto in campo commerciale ha parlato il noto gallerista Germano Fioranti di Dignano. Partendo dal primo caso dell’utilizzo dell’istrioto nei nomi delle aziende, Fioranti ha ricordato il bar Ligreia (Allegria) aperto a Dignano alla fine degli anni Ottanta del Secolo scorso, ma anche il bar Le tabacheine (Le tabacchine) di Rovigno che proprio con questo nome palesava un forte attaccamento alla storia del territorio. Le operaie della Fabbrica tabacchi sono state, infatti, le protagoniste, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, del passaggio dalla Rovigno dei pescatori e degli agricoltori (sapaduri) alla Rovigno contemporanea, fondata non solo sul turismo ma anche sull’industria, in primo luogo quella del tabacco, ma anche quelle dei liquori (il famoso amaro “pelinkovac”) e della conservazione del pesce.
Parlando della possibilità dell’utilizzo dell’istrioto nelle attività commerciali, Fioranti ha ricordato anche il nome della sua galleria El Magazèin (Il magazzino) e quello del B&B di Erika Forlani, sempre a Dignano, che prende il suo nome Toca la louna (Tocca la luna) da una poesia della nota poetessa in istrioto Loredana Bogliun, musicata da Tamara Obrovac. È stata proprio Erika Fioranti a leggere la poesia della Bogliun.
Fioranti ha ricordato anche un fatto curioso, ovvero l’escamotage al quale era ricorso un imprenditore edile che voleva dare alla sua azienda un nome dialettale in un momento in cui per le attività commerciali erano consentiti unicamente nomi croati o quelli attinti da lingue morte quali il greco e il latino. Lo scaltro imprenditore era ricorso al grecheggiante Elpikon, da leggere, ovviamente, “El picon”, ovvero, l’arnese piccone.
Il Festival prosegue alle 19.30 di stasera con "'Na cantada nsembro" (“Una cantata insieme”), la rassegna di canzoni inedite con testi in dialetto istrioto. Nel corso della serata avranno luogo pure Premiazione del Concorso letterario e video e l’esibizione del gruppo dei Midi cantanti e dei Cantanti solisti della CI "Pino Budicin" di Rovigno. Seguirà l'intrattenimento musicale con il gruppo “El Gato e le Volpi”.
Il Festival si chiuderà sabato, 5 ottobre: alle ore 18.00 ci sarà la sfilata dei gruppi folcloristici di Dignano, Gallesano, Sissano, Valle, della SAC "Marco Garbin" di Rovigno con la partecipazione della Banda di ottoni di Rovigno, alle 19.30 "Esi o no esi a la nostra" (“Essere o non essere a modo nostro”, ovvero l'esibizione dei gruppi della filodrammatica delle Comunità degli Italiani di Dignano, Gallesano, Rovigno, Sissano e Valle. Si chiude con a musica del gruppo "El Gato e le Volpi".
Non mancheranno l'offerta gastronomica tradizionale e la presentazione delle ricette in istrioto.
La manifestazione è organizzata con il contributo del governo croato e di quello italiano, come pure della Regione istriana - Županija istarska e del Friuli Venezia Giulia.
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