Trump, Gates i Clinton na novih 19 fotografija "Slučaja Epstein"
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Si è trattato di una “brutta storia omosessuale finita male” oppure dietro l’uccisione dello scomodo intellettuale si nasconde una cospirazione? Per il suop omiciodio è fu condannato l’allora diciassettenne Pino Pelosi, ma oggi nessuno crede più alla sua confessione secondo cui avrebbe agito da solo per legittima difesa * Di Pasolini si parlerà alla Fiera del Libro dell’Istria, precisamente il 3 e 4 dicembre, quando a Pola sarà ospite la nota scrittrice italiana Dacia Maraini, che presenterà il suo libro “Caro Paolo”, una serie di testi scritti in forma epistolare e dedicati a Pier Paolo Pasolini, di cui fu grande amica
Si è trattato di una “brutta storia omosessuale finita male” oppure dietro l’uccisione dello scomodo intellettuale si nasconde una cospirazione? Per il suop omiciodio è fu condannato l’allora diciassettenne Pino Pelosi, ma oggi nessuno crede più alla sua confessione secondo cui avrebbe agito da solo per legittima difesa * Di Pasolini si parlerà alla Fiera del Libro dell’Istria, precisamente il 3 e 4 dicembre, quando a Pola sarà ospite la nota scrittrice italiana Dacia Maraini, che presenterà il suo libro “Caro Paolo”, una serie di testi scritti in forma epistolare e dedicati a Pier Paolo Pasolini, di cui fu grande amica
La morte di Pier Paolo Pasolini, il letterato e regista italiano che aveva scritto anche di Fasana e che abbiamo presentato qui, è stata esternamente drammatica e complessa, specchio fedele di una vita vissuta ai margini, tra contraddizioni, passioni e verità scomode. E complessa, contraddittoria e per nulla lineare è stata la ricostruzione dei fatti che sono sfociati nel terribile omicidio del poeta, tanto che sulla vicenda da decenni si scrivono libri e articoli, si producono documentari, si conducono inchieste autonome e alternative. Prendendoli come fonte multipla, vediamo di riassumere.
La sera del 1° novembre 1975, dopo aver concesso la sua ultima intervista (che uscirà la mattina del ritrovamento del suo cadavere, il 2 novembre con il profetico titolo “Siamo tutti in pericolo”, al noto giornalista italiano Furio Colombo per il primo numero del prestigioso allegato Tuttolibri del quotidiano La Stampa di Torino), e dopo aver cenato con Ninetto Davoli, il suo attore preferito, al ristorante “Pomodorino”, Pasolini, a bordo della sua Alfa Romeo GT 2000, si reca alla stazione ferroviaria Roma Termini dove fa salire a bordo il diciasettenne Giuseppe Pino Pelosi, detto “Pino la Rana”.
Più avanti vedremo che nemmeno le ragioni per le quali Pasolini andò a Termini e prelevò Pelosi non sono note in termini assoluti. L’unica cosa certa è che si recheranno all’idroscalo di Ostia dove Pasolini verrà massacrato di botte, picchiato con una tavola (e/o altro) per essere poi calpestato dalla sua stessa auto (e gli scoppierà il cuore) alla cui guida c’era Pelosi intento a scappare.
L'idroscalodi Ostia era un luogo degradato, con prati brulli e fangosi circondati da baracche abusive in cui viveva la povera gente, o che erano modestissime e improvvisate “case al mare” di qualche Romano. Diviso dal mare da un'area che, prima che una laguna, sembra una palude, era un posto malsano, poco raccomandabile. Ma era anche una zona frequentata dagli omosessuali che a volte affittavano queste baracche per trasformarle, per qualche ora, in luogo di piacere. Lo aveva fatto anche Pasolini che dunque non era nuovo all’idroscalo. E questa sarà un informazione importante per capire le dinamiche di quella serata.
Dopo l'omicidio, verso le due di notte, il giovane Pelosi verrà fermato mentre guidava a grande velocità contromano sul lungomare di Ostia e la mattina, dopo che alle 6,30 una signora dal cognome simbolicamente cinematografico di Lollobrigida troverà il cadavere di Pasolini, il giovane “ragazzo di vita” confesserà l’omicidio.
Dunque, Pasolini venne brutalmente picchiato e ucciso poco dopo la mezzanotte per essere poi calpestato con la sua stessa automobile. Il suo corpo martoriato venne ritrovato all’alba del 2 novembre, giorno dei morti, irriconoscibile, disteso nel fango. L’autopsia rileverà una serie infinita di traumi fratture che è meglio non ricordare. Ciò nonostante, Pelosi dirà che aveva fatto tutto da solo per difendersi da Pasolini che avrebbe esagerato nella richiesta di prestazioni omosessuali.
Tuttavia, la confessione di Pelosi fa acqua da tutte le parti, tanto che gli stessi avvocati difensori non gli credono e lui li ricusa insistendo sulla propria colpevolezza.
Cosa non funzionava nell’autoaccusa di Pelosi? Per prima cosa il giovane era mingherlino, di bassa statura, non propriamente uno capace di fare a botte, molto più gracile di Pasolini che invece era in ottima forma fisica. Impensabile che “Pino la Rana” potesse essere in grado di uccidere di botte un uomo più forte di lui.
Ulteriormente, la tavola che Pelosi aveva indicato come arma del delitto era fragile, umida, si scheggiava subito e non aveva un potere contundente tale da provocare tutte le fratture subite da Pasolini. C’era inoltre un'evidente sproporzione tra la pulizia degli abiti di Pelosi e le ferite di Pasolini, ritrovato in un lago di sangue.
E poi ancora: sul luogo, oltre a quelle di Pasolini e Pelosi, comparivano anche altre impronte, mentre all’interno dell’automobile di Pasolini, nel momento in cui venne fermato Pelosi, vennero ritrovati un plantare da scarpa e un maglione verde che non appartenevano né a Pelosi, né a Pasolini. In favore dell’ipotesi che ad uccidere Pasolini fossero state anche altre persone, oltre alla gravità delle ferite, anche la traccia di sangue trovata sul tetto della macchina di Pasolini, dalla parte de passeggero. Tuttavia, la polizia, in questo caso negligente, aveva lasciato l’auto sotto la pioggia (riuscendo anche a danneggiarla dalla parte anteriore destra nel tentativo di parcheggiarla) che aveva cancellato i segni del sangue prima che si potessero rilevare eventuali impronte per capire se fossero di Pasolini o di altre persone che non fossero Pelosi.
Va rilevato inoltre che durante il tragitto tra Roma e l’idroscalo, dopo che Pelosi aveva detto di aver fame, Pasolini e il giovane si erano fermati al ristorante al “Al Biondo Tevere” lungo la via Ostiense, uno dei preferiti del letterato e regista. Secondo alcune ricostruzioni quella sera con Pasolini ci sarebbe stato un ragazzo con i capelli biondi e lunghi, mentre Pelosi era moro e riccioluto. Questo per indicare solo le tantissime incognite legate al fatto, si deve dire allo stesso tempo che quando rievocano l’evento oggi i gestori del ristorante sostengono la presenza di Pelosi.
L’ipotesi del ragazzo biondo era venuta alla luce nell’inchiesta che, nelle giornate successive all’omicidio, era stata condotta dalla nota giornalista italiana Oriana Fallaci per il settimane “L’Europeo”. Inoltre, lei aveva parlato con un testimone il quale avrebbe detto che Pasolini era entrato in una baracca con Pino Pelosi e due motociclisti, che poi lo avevano inseguito fino al campetto, colpendolo con una catena. Per aver mantenuto riservata l’identità del suo informatore, più tardi la Fallaci era stata condannata per reticenza. Ma si deve aggiungere che il suo informatore, tale Libero Malusà, si sarebbe più tardi autosmascherato smontando tutto dicendo che aveva avuto una “visione” e che le sue erano state soltanto deduzioni.
La Fallaci aveva avuto anche un altro informatore, il cosiddetto, “il ragazzo che sa”, secondo il quale Pasolini sarebbe caduto in un agguato organizzato soltanto per portargli via il portafoglio e che sarebbe stato ucciso per avere reagito. La stampa registra la presenza anche di un altri testimoni che avrebbero raccontato al giornalista Furio Colombo un’altra versione dei fatti rispetto a quella fornita da Pelosi: gli avrebbero riferito di aver sentito voci e urla di più persone, con Pasolini che chiedeva aiuto e invocava la madre.
Ma perché Pasolini è stato ucciso? Vediamo le varie ipotesi.
Più su abbiamo scritto che non si possono considerare certe nemmeno le ragioni per le quali Pasolini si era recato alla stazione ferroviaria di Roma. L’ipotesi più accredita e probabile, considerate le abitudini di Pasolini e la sua innegabile e immorale natura predatoria, è quella che vi fosse andato per “rimorchiare” uno dei giovani maschi che si prostituivano. Insomma per avere un rapporto omosessuale con un ragazzo, cosa che Pasolini del resto aveva già fatto. E per rifarlo, il ragazzo da rimorchiare avrebbe potuto essere Pelosi o, come si vedrà più avanti, chiunque altro. Poi, la cosa sarebbe degenerata, Pasolini avrebbe chiesto a Pelosi più di quello che il giovane era disposto a concedere e il minorenne lo avrebbe ucciso per legittima difesa.
Nell’Italia del 1975, liquidare tutta la faccenda come “una brutta storia tra omosessuali finita male” era la soluzione più semplice, indolore, semplicisticamente più logica e più confacente alla mentalità dell’epoca. Lo fece anche Indro Montanelli, uno dei giornalisti italiani più acuti di sempre e lo fece anche Giulio Andreotti - il più potente politico italiano della “Prima repubblica”, uno che nella tomba si è portato i più oscuri segreti legati alla guerra fredda, alla strategia della tensione, alle bombe e alle stragi, al sequestro e all’omicidio di Aldo Moro, ai rapporti tra potere e mafia - che commentò la faccenda con un cinico “Pasolini se l’era andata a cercare”.
Eppure, accanto ai vari dubbi di ordine generale che abbiamo citato più su, da una parte l’anello debole di quest’ipotesi è che per recarsi all’idroscalo di Ostia (in direzione esattamente opposta a Guidonia, dove abitava Pelosi), riportare il giovane a casa e poi rientrare a casa sua all’EUR Pasolini avrebbe dovuto guidare per oltre 100 chilometri. Troppi, se si considera che nella stretta periferia di Roma c’erano tanti luoghi molti più vicini in cui si appartavano gli omosessuali. D'altra parte e di contro c'è da dire che per Pasolini non era cosa nuova recarsi all'idroscalo in compagnia di giovani che si prostuituivano, per cui l'obiezione dei "troppi chilometri da percorrere" potrebbe lasciare il tempo che trova.
Ad ogni rimanevano dei lati oscuri e le discrepanze di questa che a lungo era stata considerata la versione ufficiale vennero rilevate già nel corso del primo processo a Pelosi, al termine del quale il 26 aprile 1976 il giudice Alfredo Carlo Moro (fratello di Aldo Moro, sequestrato e ucciso dalle Brigate rosse nel 1978), rigettando la tesi dell’immaturità di Pelosi (proposta dal controverso psichiatra e perito Aldo Semerari, uno che, dopo averla sostenuta, venne ucciso dalla mafia che lo decapitò) lo condannò a nove anni, sette mesi e dieci giorni di reclusione per omicidio volontario, ma non compiuto da solo, bensì in concorso con altri. Ma già prima di leggere le motivazioni, la Procura, scandalosamente, impugna la sentenza, presenta ricorso e si rifiuta di far indagare i propri magistrati sul concorso di altre persone. E, quasi di conseguenza, nel 1979, la Cassazione stabilirà con sentenza definitiva che Pelosi aveva agito da solo. Quella doveva rimanere una brutta storia tra omosessuali finita male.
Torniamo alla stazione Ferroviaria di Roma. Anche in questo caso Pasolini si reca a Termini per rimorchiare un giovane. Pelosi potrebbe essere ignaro di tutto oppure complice di altri ragazzi che li avrebbero seguiti con un’altra auto o su di una moto per dar vita a una “spedizione punitiva”. Una volta giunti all’idroscalo di Ostia gli assalitori compiono il massacro e lo fanno semplicemente per punire l’omosessualità del porcaccione Pasolini.
Oppure lo fanno su richiesta di un mandante o più mandanti, precisamente coloro i quali tenevano in mano il racket della prostituzione dei minori omosessuali. Su questo tema, Pasolini stava facendo in giro troppe domande e, notoriamente vicino ai dolori e alle ragioni dei “ragazzi di vita” della periferia romana, avrebbe potuto sollevare la questione a livello pubblico, scrivendone nei giornali o magari un libro. Questa ricostruzione si allinea per molti versi anche con la citata controinchiesta di Oriana Fallaci, o almeno nella parte che ad aggredire Pasolini non fu soltanto Pelosi.
Due sono gli elementi deboli di questa versione. Appare poco probabile, ma non impossibile, che li assalitori della spedizione punitiva avessero avuto la pazienza di attendere che Pelosi e Pasolini, lungo la strada per Ostia, finissero di cenare al ristorante “Al Biondo Tevere”. Quella non era una sosta prevedibile. Dunque, per rendere l’ipotesi credibile, Pelosi avrebbe dovuto essere un complice, indicando agli altri che verso la mezzanotte Pasolini e lui sarebbero stati comunque all’idroscalo.
Tuttavia, la falla sta nella confessione di Pelosi. Perché avrebbe dovuto assumersi le responsabilità dell’omicidio? Magari sarebbe stato fatto oggetto di gravi minacce da parte degli autori dell’omicidio (la cosa tornerà attuale più tardi), ma ciò escluderebbe una sua complicità (sarebbe andato a cacciare nei guai in questo modo stupido?). Oppure non la escluderebbe se anche Pelosi fosse stato consenziente unicamente al pestaggio punitivo, ma non all’uccisione che magari nei piani non era prevista.
Ad ogni modo, nonostante alcune incongruenze, questi sembrano i moventi e le dinamiche più probabili. Indipendentemente dal fatto se Pelosi sia stato coinvolto casualamente o, invece sia stata un complice, contrariamente a quello che dice la sentenza definitiva, una delle poche certezze di questa triste storia (fondata su prove e testimonianze) è che ad uccidere Pasolini furono altre persone, in concorso o meno con Pelosi. Pelosi si prende le responsabilità perché minacciato e convinto di ottenere l'impunità dei giudici in quanto minorenne.
A rafforzare quest'ipotesi c'è anche la storia dell'anello. Appena fermato sul lungomare di Ostia Pelosi chiede ali poliziotti di controllare se nell'auto di Pasolini ci fosse un suo anello con la scritta "United States Army", dicendo che a darglielo sarebbe stato stato il criminale Giuseppe Mastini detto Johnny Lo Zingaro rilasciato dal carcere due giorni prima dell'omicidio di Psaolini, il quale, tuttavia, dirà di non aver mai conosciuto Pelosi in vita sua. Il fatto è questo anello, molto difficile da sfilare dal dito di Pelosi (lo dimostreranno le perizie), è stato ritrovato all'idroscalo, accanto al cadevere di Pasolini. Quasi che Pelosi avvesse vouto dare una "dritta" ai poliziotti, rafforzando con una prova la propia confessione.
Nel caso di questa ipotesi Pasolini non si sarebbe recato a Termini "per rimorchiare", lo avrebbe fatto invece presentadosi a un appuntamento durante il quale gli sarebbe dovuto essere restituito qualcosa che gli apparteneva.
Nell’agosto del 1975 dagli stabilimenti della Techicolor di Roma vennero rubate 74 “pizze” (bobine con i negativi dei film) tra le quali quelle che contenevano spezzoni dei film “Salò o le 100 giornate di Sodoma”, “Il Casanova” di Federico Fellini e Un genio, due compari, un pollo , uno “spaghetti-western” di Damiano Damiani. Il produttore Alberto Grimaldi si era rifiutato di pagare un riscatto di 100 milioni di lire per riavere le “pizze“ ma, in base alla ricostruzione proposta da Sergio Citti, regista e grande amico di Pasolini (che sulla scena del delitto girerà un film nel tentativo di riscostruire i fatti), i ladri, detta in modo semplice, accortisi che avevano danneggiato anche Pasolini, uno che stava dalla parte dei poveri e dei disgraziati, avrebbero deciso di restituirgli gratis il maltolto.
Quest’ipotesi viene confermata da Maurizio Abbatino, un criminale che poi sarebbe diventato membro della famigerata Banda della Magliana, il quale ammise di essere stato uno degli autori del furto e raccontò che Pasolini si sarebbe recato di persona nella bisca di Franco Conte (il committente del furto, un personaggio destra romana) per negoziare la restituzione dei negativi.
In base a questa versione, Pelosi avrebbe dovuto essere un intermediario consapevole, colui che avrebbe dovuto condurre Pasolini all’idroscalo di Ostia per fargli riavere le “pizze”, magari riempiendo l’attesa con un rapporto omosessuale. Considerato come è andata a finite, il tutto, ovviamente, sarebbe stato un inganno, un depistaggio per poter invece dar vita alla spedizione punitiva, come dalla seconda e terza ipotesi del movente di cui abbiamo scritto.
Va tuttavia rilevato che quest'ipotesi sembra poco credibile poiché, prima di far salire in macchina Pelosi, Pasolini aveva tentato un approccio con un altro giovane, Adolfo De Stefanis, che si era rifiutato di accontentarlo. Questo "antefatto" rende poco probabile, seppur non escludendola, la possibilità che Pelosi sia stato l'intermdiario per la restituzione delle "pizze".
L'ipotesi alternativa potrebbe essere che gli accodi per farsi ridare le "pizze" all'idroscalo, Pasolini gli avrebbe potuto prendere con altri e che avrebbe tentato di prelevare De Stefanis e prelevato Pelosi solo per non andarci da solo o, detto in termni volgari, unire il dilettevole all'utile.
Qui si entra nella teoria del complotto. Pasolini era un intellettuale scomodo, una grande critico della società italiana. Il 14 novembre del 1974 aveva pubblicato nel Corriere della Sera (il maggior quotidiano italiano) il celebre articolo Cos’è questo golpe?, poi diventato noto con il titolo di “Io so” e come tale incluso all’interno di Scritti corsari, la raccolta postuma pubblicata nel 1975 che riunisce gli articoli e gli interventi di Pasolini apparsi sui giornali nei primi anni ’70.
In quest’articolo, che nasce dalle ricerche che stava compiendo per il suo libro Petrolio, mai ultimato e uscito postumo, Pasolini denuncia l’intreccio dei poteri politici, economici, militari, dei servizi segreti nazionali e internazionali che manipola gli eventi e condiziona la democrazia. Un intreccio che starebbe alla base della strategia della tensione (un “governo ombra” complice nel mettere bombe nelle piazze e sui treni per far sì che sia il popolo a richiedere l’abdicazione della democrazia in funzione di svolte autoritarie o dittatoriali in chiave anticomunista), degli attentati, del fallito colpo di stato del 1970.
E al centro di grandi equilibri geopolitici e finanziari c’è il petrolio. Per Pasolini diventa la materia oscura, metafora di corruzione che alimenta le strutture del potere, una forza capace di determinare destini politici, governi e strategie internazionali. In questo contesto, per quel che riguarda l’Italia, il riferimento è alle vicende dell’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) e a quella del suo direttore Enrico Mattei che, scontrandosi con le “sette sorelle” del petrolio, si era impegnato per il conseguimento dell’autonomia energetica dell’Italia. Lo aveva fatto offrendo ai produttori di petrolio condizioni migliori rispetto agli Americani e agli Inglesi e per questo nel 1962 era stato ucciso in un attentato che aveva colpito il suo aereo. Stava rientrando dalla Sicilia, regione in cui nel 1970 era stato ucciso il giornalista Mauro De Mauro che stava indagando proprio sulle sospette circostanze della morte di Mattei. Al moneto dell'omicidio di Pasolini "Petrolio" non era stato pubblicato, però quell'articolo che ne riassumeva parte della sostanza, era "fuori" da quasi un anno.
Ecco alcuni stralci di ciò che Pasolini scrive nell’articolo “Cos’è questo golpe?”
“Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero. Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere
Dunque, Pasolini sarebbe stato ucciso per autodifesa da parte del potere corrotto (tra i sospettati, a livello di opinione pubblica, figura il nome di Eugenio Cefis, diventato direttore dell'ENI alcuni anni dopo la morte di Mattei e che si rivelerà molto più incline agli Americani), ma appare molto inverosimile che un complotto così serio si sarebbe appoggiato su di un personaggio inaffidabile come Pelosi. È un versione che regge unicamente se si ipotizza che i killer sapevano che prima o poi Pasolini si sarebbe recato a Termini per adescare qualche ragazzino. Dunque si sarebbero appostati di sera in sera con pazienza fino a compiere la missione, con un Pelosi inconsapevole e che, a forza di minacce (come nel caso del secondo e terzo movente), sarebbe stato costretto ad assumersi le colpe, magari dopo che gli avevano prospettao l'impunità in quanto minorenne. Tutto ciò farebbe pensare a un crimine condotto in maniera "poco professionale" piuttosto che a una congiura dei potenti. O magari no? Magari poteva essere stata una spedizione fatta in modo molto professionale, facendo apparire un omicidio premeditato e commissionato come se una brutta faccenda tra omosessuali.
Tutto considerato, sono poche le certezze di questo caso: quella che Pasolini è stato ucciso barbaramente, letteralmente massacrato; quella che sul luogo di certo si trovava Pino Pelosi; quella che sul luogo del massacro c'erano indubbiamente anche altre persone. E, infatti, in modo teatrale, nel maggio del 2025, intervistato dalla nota giornalista Franca Leosini all'interno della trasmissione Storie maledette, sorprendendo tutti, Pelosi dirà che non era stato lui a uccidere Pasolini, bensì tre persone, dal forte accento siciliano, giunte a bordo di un'automobile targata Catania. Disse che secondo lui volevano solo dargli una bella lezione e non di più, perché se avessero voluto ucciderlo avrebbero usato una pistola.
Successivamente alcune tracce condurranno a due fratelli malavitosi siciliani, Franco e Giuseppe Borsellino, detti "Braciola e Bracioletto" che, arrestati per altri motivi, faranno capire che sarebbero stati coinvolti nell'omicidio di Pasolini. Ma nemmeo questa pista porterà ad alcunché di concreto a livello di indagini.
Per quel che riguarda la sua confessione, Pelosi precisò di essere stato prima malmenato e poi minacciato con ritorsioni anche contro la sua famiglia, ma, ora che i suoi genitori erano morti, si sentiva libero di parlare. Più tardi, nella sua autobiografia Io, angelo nero, Pelosi rimescolerà ulteriormente le carte: scriverà di aver conosciuto Pasolini già l'anno prima dell'omicidio, che si erano anche frequentati, ma in questo modo non farà che confermare ciò che ha fatto per tutta la vita – riguardo all’omicidio di Pasolini è sempre stato molto reticente, contraddittorio e inaffidabile.
Pelosi, che anche dopo la scarcerazione aveva vissuto una vita da piccolo criminale, morirà nel 2017 all'età di 59 anni senza dire mai il nome di quelle persone.
Dopo le dichiarazioni di Pelosi in televisione, la Procura di Roma aveva aperto una nuova indagine sull'omicidio di Pasolini, tuttavia archiviata nel 2015 senza giungere a nuove conclusioni per carenza di elementi probatori sufficienti, nonostante la presenza di nuovi dati di DNA (confermata la presenza di sangue e del DNA di una terza pesona sui pantaloni di Pelosi) che tuttavia non potevano considerarsi risolutivi.
Nel 2005, il campetto di calcio all’idroscalo di Ostia dove è stato ucciso Pasolini è stato risistemato: ora vi si trovano un monumento al poeta e un sentiero che conduce a varie lapidi che riportano o citazioni o a episodi di vita del poeta. Questo giardino letterario porta il nome di “Parco Pier Paolo Pasolini”.
Pasolini ha incarnato il ruolo dell’intellettuale scomodo, sempre controcorrente e mai conformista. La sua morte violenta e le “letture” che ne sono seguite hanno confermato quel colpevole caos da lui denunciato sempre.
Di Pasolini si parlerà alla Fiera del Libro dell’Istria, precisamente il 3 e 4 dicembre, quando a Pola sarà ospite la nota scrittrice italiana Dacia Maraini, che presenterà il suo libro Caro Paolo, una serie di testi scritti in forma epistolare e dedicati a Pier Paolo Pasolini, di cui fu grande amica.
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