Ventiquattro

NUOVA TESTIMONIANZA SULLA TRAGEDIA DEL 1946.

LA BAMBINA CHE SOPRAVVISSE ALLA STRAGE DI VERGAROLLA: Silvana Zimuel, oggi 84-enne, ci ha raccontato come si è salvata dall'esplosione che ha avvolto Pola nel lutto

“Dopo quanto è successo”, ci detto Silvana Zimule, “è forse inopportuno usare questi termini, però devo dire che all’epoca per noi bambini la spiaggia di Vergarolla era come un parco giochi, un luna park. Uno dei giochi preferiti era proprio saltare in mare da quelle mine che si credeva fossero inerti. Da quegli ordigni cilindrici con Carlo abbiamo saltato in mare non soltanto  quella domenica, ma pure tante volte prima nel corso di quella stessa estate”.


 
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Silvio Forza ⒸFOTO: Manuel Angelini

“Dopo quanto è successo”, ci detto Silvana Zimule, “è forse inopportuno usare questi termini, però devo dire che all’epoca per noi bambini la spiaggia di Vergarolla era come un parco giochi, un luna park. Uno dei giochi preferiti era proprio saltare in mare da quelle mine che si credeva fossero inerti. Da quegli ordigni cilindrici con Carlo abbiamo saltato in mare non soltanto  quella domenica, ma pure tante volte prima nel corso di quella stessa estate”.

Regina Cimmino, Livio Dorigo, Claudio Bronzin, Salvatore Palermo, Bruno Castro, Livio Rupillo, Antonio Fortunato, Giuseppe Berdini e Lino Vivoda (scomparso nel 2022) sono le persone che anche qui a Pola abbiamo imparato a riconoscere quali testimoni della strage di Vergarolla del 18 agosto del 1946. Alcuni di loro li abbiamo visti spesso a Pola, alla commemorazione che negli ultimi due decenni si svolge il 18 agosto di ogni anno davanti al Monumento alle vittime di Vergarolla, nei pressi della cattedrale; altri sono comparsi nel documentario L’ultima spiaggia. Pola fra la strage di Vergarolla e l’esodo di Alessandro Quadretti e Domenico Guzzo; c’è poi la testimonianza di Bruno Castro, che si risiede in Canada, che abbiamo raccolto e pubblicato l’estate scorsa su questo portale.

I nomi di questi nomi sono noti da anni e si ripetono negli anni, ragion per cui ci ha sorpreso ( e con noi anche altri tra i presenti)  non poco conoscere Silvana Zimuel, incontrata la settimana scorsa a Trieste all’inaugurazione della mostra “La strage dimenticata. Vergarolla e il suo eroe, il dottore Geppino Micheletti 1946-20026”, promossa e curata dall'Istituto Regionale per la Cultura Istriano-Fiumano-Dalmata (IRCI) di Trieste, allestita presso il Civico Museo della Civiltà Istriana Fiumana Dalmata di Trieste, in via Torino.

Elegante, sorridente, disponibile a raccontare ma senza voler imporsi da protagonista di una serata in cui ci ricordava un tragico evento di cui lei era stata testimone, Silvana Zimuel è nata a Pola 84 anni fa, città in cui è vissuta, in via Sissano (di fronte all’ospedale) fino a quando i suoi genitori non hanno deciso di prendere la strada dell’esodo.

Ha trascorso gran parte della sua vita a Pescara, ma dopo la scomparsa del marito si è riavvicinata all’Istria, decidendo di risiedere a Trieste. Pur affermando che in un’occasione vorrebbe presenziarvi, Silvana Zimuel non ha mai partecipato a una cerimonia di commemorazione delle vittime di Vergarolla a Pola. Lo aveva già fatto invece a Pescara e a Trieste. Il suo è un ulteriore episodio di microstoria sbattuto nel vortice della grande storia, di un destino umano inerme di fronte alle circostanze.

La domenica  del 18 agosto del 1946 Silvana Zimuel era un bimba di quattro anni. Quel giorno, presso la baia di Vergarolla si svolgevano delle gare di nuoto organizzate dalla società Pieta Julia. La spiaggia era piena di bagnanti, molte famiglie e tanti bambini. Poco dopo le ore 14 avvenne una tremenda esplosione: saltarono in aria 28 mine antisbarco, mine antisommergibile tedesche, tre testate esplosive di siluri, quattro cariche esplosive di tritolo, cinque generatori di fumo, per un totale di 9 tonnellate di esplosivo.

La deflagrazione provocò almeno 65 morti (molti persone furono dilaniate e i loro resti mai ritrovati, per cui il numero delle vittime potrebbe essere superiore a 100) e 211 feriti. Quasi un terzo delle persone che hanno perso la vita bambini o comunque minorenni. Le cause esatte dell’innesco degli ordigni esplosivi non sono mai state chiarite definitivamente, mai nessuno è stato processato per quest’azione che oggi gli storici considerano un attentato, seppur con mandante e movente ignoto.

Uno dei fatti più noti relativi alla strage di Vergarolla è il comportamento eroico del dottor Geppino Micheletti. Nonostante l’esplosione di Vergarolla avesse provocato la morte dei sui figli Carlo e Renzo, rispettivamente di nove e di quattro anni (ma pure del fratello e della cognata), anche dopo averne avuto notizia rimase all’Ospedale di Pola a salvare la vita ad oltre un centinaio di feriti nell’esplosione, lavorando per oltre 24 ore di seguito.

Da destra: Jolanda Nardin Micheletti, consorte del dottor Geppino Micheletti, l'esplosione di Vergarolla e i ritratti figli di Geppino e Jolanda Micheletti Renzo e Carlo

“Quel giorno ero lì che giocavo in spiaggia con Renzo, ma anche con Carlo anche era più grande di me”, ci racconta Silvana Zimuel, recuperando momenti che nella sua memoria non si sono mai offuscati. “Dopo quanto è successo”, prosegue, “è forse inopportuno usare questi termini, però devo dire che all’epoca per noi bambini la spiaggia di Vergarolla era come un parco giochi, un luna park. Uno dei giochi preferiti era proprio saltare in mare da quelle mine che si credeva fossero inerti. Da quegli ordigni cilindrici con Carlo abbiamo saltato in mare non soltanto  quella domenica, ma pure tante volte prima nel corso di quella stessa estate."

A differenza di Carlo, sventrato dalla deflagrazione, e di Renzo, il cui corpicino non è mai stato ritrovato, Silvana è sopravvissuta. “Al mare quel giorno mi aveva accompagnato mio papà Olimpio”, ci dice “e verso le 14 ha voluto che pranzassimo. Il cibo ce lo aveva preparato mia mamma, lei era nata  Rovigno,  quella mattina aveva da fare per cui non venne in spiaggia. La nostra fortuna fu che mio padre volle che mangiassimo in pineta, ma la pineta era strapiena. Così andammo in una garitta militare abbandonata. che stava alla fine della pineta, relativamente distante dalla spiaggia in cui è avvenuta l’esplosione. Era una garitta in cui le sentinelle probabilmente non soggiornavano più, me la ricordo molto sporca tanto che volevo andarmene subito. E invece quella baracchetta ci salvò la vita.”

Silvana si ferma nel racconto, osserva alcune delle foto in mostra e prosegue: “Quando ci fu l’esplosione tremò tutto, mi ricordo che dalle feritoie della garitta vedevamo la gente correre in tutte le direzioni. C’era chi tentava di mettersi in salvo, altri che cercavano i propri congiunti per accertarsi che fossero vivi. Quando uscimmo dalla garitta mi fecero molta impressione i brandelli dei vari indumenti che erano volati fino ai rami degli alberi, da dove pendevano dopo esser rimasti impigliati. Ricordo bene che mi era rimasto impresso l’odore del sangue e di carne bruciata, non sapevo che il sangue avesse un odore.  A volte mi sembra di sentire ancora il suono delle ambulanze che si recavano sul luogo della tragedia e che mio papà e io incrociammo dopo aver lasciato la spiaggia.

Silvana Zimuel nemmeno quest’anno potrà partecipare alla commemorazione delle vittime di Vergarolla a Pola poiché proprio il 18 agosto dovrà fare da madrina a un’inaugurazione a Pescara.


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