Ventiquattro

GERMANO FIORANTI NE ILLUSTRA IL VOLTO NUOVO

Ristrutturato il cortile della Galleria El Magazeìn a Dignano: rinnovato e ampliato lo spazio dedicato alla cultura

L’intervento di recupero non è stato concepito soltanto come un ampliamento degli spazi disponibili, ma anche come un modo per preservare il legame con la storia dell’edificio, con i materiali della tradizione dignanese e, più in generale, con l’attività culturale che El Magazeìn porta avanti da oltre quindici anni


 
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Istra24

L’intervento di recupero non è stato concepito soltanto come un ampliamento degli spazi disponibili, ma anche come un modo per preservare il legame con la storia dell’edificio, con i materiali della tradizione dignanese e, più in generale, con l’attività culturale che El Magazeìn porta avanti da oltre quindici anni

Basta varcare la soglia per lasciare alle spalle la dimensione della strada del rione Portarol a Dignani e ritrovarsi in uno spazio raccolto, costruito attorno alla pietra, al legno e al verde. Il nuovo cortile della Galleria El Magazeìn conserva volutamente qualcosa dell’antica architettura domestica dignanese: i muri in pietra a vista, le coperture in coppi e i porticati sorretti da robusti elementi lignei definiscono un ambiente che richiama, nelle proporzioni e nella disposizione degli spazi, l’intimità di un piccolo chiostro. Al centro, un percorso circolare in pietra disegna il giardino attorno a un antico elemento lapideo, mentre alberi e piante interrompono con naturalezza la geometria dell’insieme.

Di sera l’illuminazione radente cambia ulteriormente la percezione dello spazio, facendo emergere la trama irregolare delle murature e lasciando il cortile in una penombra adatta agli incontri e all’ascolto. Il risultato non cerca di cancellare l’età e le imperfezioni dell’edificio: al contrario, sono proprio le superfici, i dislivelli, la pietra consumata e gli elementi recuperati a dare continuità tra ciò che esisteva e la nuova funzione culturale del luogo.

A illustrare l’intervento che ha interessato gli spazi esterni della Galleria El Magazeìn è stato Germano Fioranti, titolare e curatore degli eventi della galleria, che ha ripercorso le ragioni e la filosofia alla base del progetto. Un recupero pensato non soltanto per ampliare gli spazi disponibili, ma per mantenere un rapporto coerente con la storia dell’edificio, con i materiali della tradizione dignanese e, più in generale, con la vocazione culturale che El Magazeìn porta avanti ormai da oltre quindici anni.

La Galleria è infatti in attività dal 2009 e proprio la presentazione del volume dedicato a Giuseppe Tartini ha segnato, come ha ricordato Fioranti, il traguardo del 160º evento. Fin dagli inizi, l’attività di El Magazeìn si è concentrata fortemente sul territorio, sia attraverso la promozione degli artisti locali, sia facendo conoscere Dignano e l’Istria attraverso il lavoro di autori provenienti da varie parti del mondo. Agli artisti ospiti viene infatti proposto di confrontarsi, attraverso la propria sensibilità, anche con motivi dignanesi e istriani. Un principio che non riguarda soltanto le arti figurative, ma si estende alla poesia, ai testi per canzoni e alle composizioni musicali.

Accanto allo spazio espositivo interno, Fioranti ha ritenuto quindi importante recuperare anche il cortile, con l’obiettivo di trasformarlo in un luogo capace di accogliere presentazioni, incontri e spettacoli durante i mesi estivi. Uno degli interventi ha riguardato la pavimentazione, realizzata con elementi di legno massiccio di notevole spessore, scelti anche per la loro funzione fonoassorbente. Una soluzione che, ha spiegato Fioranti, ben si adatta alle caratteristiche della struttura muraria preesistente. I muri interni sono infatti intonacati secondo tecniche tradizionali, senza l’impiego di cemento, utilizzando un impasto composto da terra rossa, calce, saldame, cenere e acqua piovana.

Quest’estate è stato portato a termine anche il progetto di sistemazione del cortile-giardino. Nello spazio della vecchia “lisciera” è stata ricavata una cucina, mentre la parte centrale del cortile è stata riorganizzata in modo da poter ospitare anche concerti all’aperto. Lungo due pareti laterali sono stati realizzati due porticati che richiamano, nella loro impostazione, quelli dei chiostri, contribuendo a dare allo spazio un carattere raccolto e, allo stesso tempo, funzionale agli eventi.

Il recupero si è confrontato anche con la possibile storia più antica dell’edificio. Secondo quanto riferito da Fioranti, si ritiene che la struttura fosse un tempo compresa entro le mura della proprietà di Palazzo Bettica. Esisterebbe inoltre documentazione relativa alla presenza di un mulino all’interno del complesso del palazzo. Partendo da queste indicazioni è stato ripristinato un tipico mulino dignanese azionato dalla forza animale, con il caratteristico “pristèin”, il pristino, elemento che richiama direttamente le attività e le tecniche della tradizione locale.

L’intero complesso è stato recuperato rispettando, per quanto possibile, i materiali e la struttura preesistenti, ma assegnandogli al tempo stesso una nuova funzione sociale e culturale. Gli spazi possono così accogliere eventi di diversa natura, conferenze, congressi, concerti e altre iniziative. La capienza indicata da Fioranti è di circa cento posti a sedere all’interno e altrettanti nel cortile, permettendo alla Galleria di utilizzare alternativamente o congiuntamente i due ambienti.

Un ruolo particolare nella nuova sistemazione è stato riservato anche al verde. Nel cortile e negli spazi circostanti trovano posto piante rare e, grazie anche alle donazioni di amici della Galleria, alcune varietà di rose antiche provenienti da vecchi cortili. La scelta delle rose non è soltanto ornamentale, ma richiama una tradizione dignanese e un antico prodotto locale: il vino di Roša.

Si tratta, ha spiegato Fioranti, di un rosolio che un tempo accompagnava alcuni momenti particolarmente significativi della vita sociale e familiare. Veniva offerto agli ospiti di riguardo e al medico, ma trovava posto soprattutto nelle occasioni solenni: si stappava ai matrimoni, come augurio di una lunga e felice vita coniugale, e in occasione dei battesimi, per dare simbolicamente il benvenuto a una nuova vita. Una tradizione che il nuovo spazio intende in qualche modo far rivivere anche attraverso future degustazioni. E per assaporare un prodotto così intimamente legato alle rose, ha osservato Fioranti, difficilmente si potrebbe immaginare un ambiente più appropriato di un roseto.


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